2018: ANNO “POPULISTA” CONTRO L’AUSTERITA’

DI LUCA BAGATIN

Volendo usare un termine per definire il 2018 appena passato, sotto il profilo politico, potremmo definirlo anno “populista”. O, quantomeno, anno nel quale i popoli del mondo hanno voluto far sentire, a diversi livelli, la propria voce ed esprimere la loro contrarietà nei confronti di politiche liberali, capitaliste e di austerità.

Pensiamo innanzitutto alle manifestazioni comuniste in Russia contro l’aumento dell’Iva e dell’età pensionabile, che hanno segnato un arretramento del fronte liberal-putiniano, sia nei sondaggi che alle elezioni amministrative, in favore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR) guidato da Gennady Zjuganov, la cui visione della politica è la seguente: “La politica dovrebbe essere basata su quattro principi: potenza, collettivismo, spiritualità, giustizia”.

E sempre, in Russia, il movimento nazionalbolscevico Altra Russia di Eduard Limonov, grazie in particolare alla giovane attivista Olga Shalina, ha denunciato lo stato drammatico in cui vivono i carcerati nel Paese e, con il Fronte della Sinistra di Udalstov e il KPFR, ha sostenuto le manifestazioni contro l’austerità.

Pensiamo alla Francia dei Gilet Gialli, i quali, ancora oggi, non hanno cessato le loro manifestazioni contro le politiche di Macron e sono riusciti peraltro ad ottenere, dall’Unione Europea, la possibilità di sforare il fantomatico e assurdo tetto del 3% deficit/PIL.

Pensiamo all’Italia, le cui elezioni hanno visto la sconfitta delle forze europeiste ed elitarie – Pd e Forza Italia – e l’avanzare di partiti anti-Unione Europea (per quanto tali solo a parole) quali Movimento Cinque Stelle e Lega, le cui politiche, pur in maniera assai timida e pasticciata, vorrebbero – quantomeno in parte, pur minima – contrapporsi all’austerità europeista e ad una immigrazione che, ad oggi, ha rappresentato una vera e propria deportazione di esseri umani e una nuova lotta fra poveri.

Pensiamo alla vittoria in Messico del candidato socialista populista Andres Obrador e al Venezuela, che ha visto la riconferma al governo del socialista Nicolas Maduro, per quanto l’astensionismo, tanto quanto nei Paesi europei menzionati, sia comunque aumentato, segnale di come i popoli vorrebbero maggiormente avere la possibilità di dire la loro.

In Brasile, purtroppo, “grazie” all’impossibilità di candidare Lula, ha vinto l’esponente dell’oligarchia ricca, ovvero Jair Bolsonaro e persino in Argentina continuano i tentativi di delegittimazione dell’ex Presidentessa Cristina Kirchner, la quale è pronta, nel 2019, a ricandidarsi contro l’attuale Presidente Mauricio Macri, il quale ha svenduto il Paese alle politiche di austerità del Fondo Monetario Internazionale e ha tagliato ogni fondo per il sociale e la disabilità.

Pensiamo infine all’Ungheria che, finalmente, inizia a ribellarsi alle politiche liberal-capitaliste di Orban, che ha varato una vera e propria legge schiavista sul lavoro e, anche lì, tornano in campo i comunisti del Partito Operaio Ungherese, di matrice patriottica e autenticamente socialista.

Dove stia andando e dove andrà il mondo, non sappiamo. Certo sarebbe molto se i popoli ricchi comprendessero la necessità di vivere con meno, ma con il giusto, senza pensare di sfruttare altri popoli imponendo loro la propria visione oppure “deportando” manodopera a basso costo o sfruttandola in loco, attraverso le delocalizzazioni.

Sarebbe molto se concetti tipici del socialismo delle origini, come la “sovranità” e il “populismo”, fossero recuperati, ma non in maniera feticistica o ideologica, bensì come alternativa al globalismo capitalista e alla dittatura del danaro, del lucro e del consumo, al fine di approdare ad una dimensione di autosufficienza economica: produci ciò che consumi, il resto lo distribuisci.

Forse siamo ben lontani da questa dimensione e dal superamento dell’egoismo, che è forse quel totalitarismo che accompagna l’Umanità sin dai suoi albori.

Saremo ben lontani, ma, ad ogni modo, credo che questa possa essere l’unica via per l’emancipazione sociale dell’essere umano. Una via non materialista, spirituale, di ricerca di una democrazia piena e autentica, ovvero di consapevolezza interiore, che permetta di autogestirsi e autogovernarsi, senza la necessità di alcun “leader” e capace di superare e annientare ogni forma di totalitarismo e di diseguaglianza.

Luca Bagatin

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