IL DISCORSO DI MATTARELLA RIACCENDE GLI ANIMI

DI MARCO GIACOSA

E prima di andare a dormire mi sono guardato i 19’38” di Salvini da un balcone a Bormio – contro i 14’06” il presidente Mattarella dal Quirinale.
Dieci anni fa il democristianissimo discorso di Mattarella sarebbe passato via senza clamore, le consuete parole ferme nel perimetro saldo dei valori della Costituzione: oggi invece quel discorso dà carica, rinvigorisce, anima, infiamma.
L’altro sembra all’opposizione – nell’impostazione della retorica lui è sempre all’opposizione, anche i suoi alleati sono sempre all’opposizione soprattutto quando comandano – e chiama alla rivoluzione del “bacioni”, della “normalità” (la sua, la loro), chiama alle armi, alla pugna – metaforica: lui è pacifico – contro tutti (professoroni, élite, invasione, Europa, Boldrini, Saviano, etc.).
Più che a due visioni di mondo a venire mi sembra che siamo, prima ancora, a due visioni di mondo come è stato: tornasse il mio bisnonno morto nel 1976 e ascoltasse un sostenitore di Salvini e uno di Mattarella penserebbe che stanno parlando della vita negli ultimi 40 anni vissuta neppure in due regioni diverse dello stesso Paese, ma su due pianeti diversi, lontani.