ODISSEA PER 49 NAUFRAGHI. L’EUROPA NON RISPONDE ALLA RICHIESTA DI AIUTO

DI MONICA TRIGLIA

Da dodici giorni in mare, nel silenzio dell’indifferenza dei governi europei, si fa sempre più difficile la situazione dei 49 migranti tratti in salvo nel Mediterraneo dalle imbarcazioni delle ong tedesche Sea Watch e Sea Eye. Le navi stazionano nelle acque di Malta perché per loro i porti continuano a essere chiusi.

Preoccupano le condizioni meteorologiche, il vento forte e le temperature che di notte sfiorano lo zero. Ma anche le condizioni di vita dei naufraghi. «Non siamo attrezzati per ospitare persone per periodi lunghi» ha spiegato lo staff medico della Sea Watch in un video pubblicato su Twitter. «Per ora stanno tutti bene, ma è alto il rischio di malattie».

Sulla Sea Watch ci sono, dal 22 dicembre, 32 persone (tra loro un neonato, due bambini piccoli e tre ragazzini minorenni). Altre 17, recuperate il 29 dicembre, si trovano sulla Sea Eye che si è rifiutata di consegnarle alla Guardia costiera libica perché, secondo la ong, sarebbe stata una «violazione delle leggi internazionali»

I migranti salvati nel Mediterraneo sono vittime di una situazione umanamente ingiustificabile. Terribilmente simile a quella che aveva bloccato per giorni in mare navi come Aquarius, Open Arms e Lifeline. E la Diciotti, della Guardia costiera italiana, costretta a navigare da Lampedusa a Catania e infine rimasta bloccata nel porto siciliano in attesa che dal Viminale arrivasse l’ok allo sbarco.

«Non è sostenibile questo braccio di ferro politico che infligge sofferenza a donne, uomini e bambini scappati dall’inferno libico. Siamo increduli di fronte a governi che rifiutano 32 persone» hanno scritto ieri i volontari della Sea Watch.

Finora tutti gli appelli sono rimasti inascoltati. Così come inascoltato è stato l’allarme lanciato dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha chiesto agli Stati europei di offrire alle due navi un porto sicuro e garantire lo sbarco dei migranti. Malta, Italia, Spagna, Germania e Olanda hanno detto no.

E nessun altro risponde, né ci sono trattative in corso, anche se nei giorni scorsi una trentina di città della Germania si sono dette disponibili a dare ospitalità ai migranti. Una soluzione che richiede però una preventiva autorizzazione a sbarcarli in un porto, che per ragioni geografiche non può ovviamente essere tedesco.