ROBERTO BOLLE, UN GRANDE BALLERINO CHE AVREBBE BISOGNO DI UN PO’ DI SENTIMENTO

DI CHIARA GUZZONATO

Il bel ballerino Bolle ieri sera ha ballato. Con questa magnifica e originalissima allitterazione, ci sentiamo di aver dimostrato di possedere le competenze culturali e intellettuali per commentare lo spettacolo andato in scena ieri sera su RAI 1, “Danza con me”.

Spettacolo di e con (soprattutto con) Roberto Bolle, stella della danza che non ha certo bisogno di presentazioni (stranamente per un ballerino). La serata, già un successo l’anno scorso, anche quest’anno ha tenuto quattro milioni e mezzo di spettatori incollati alla tv.

Una premessa: non foss’altro per aver portato la danza in TV, Bolle meriterebbe un monumento. In un momento in cui la danza e lo spettacolo sono ridotti alla fame, con compagnie del livello del Royal Ballet di Londra e del New York City Ballet costrette a chiedere offerte agli spettatori affinché i ballerini possano comprarsi delle scarpette, è oltremodo lodevole che un étoile si prodighi per far amare la propria arte anche a chi non la conosce.

Detto questo: Bolle è sicuramente un ballerino dotato (basta guardarlo, sembra una statua greca) e tecnicamente preparato, ci mancherebbe. Ma purtroppo, gli manca il sentimento. Da poco abbiamo avuto occasione di vederlo in “Romeo e Giulietta” con Misty Copeland, e per un ruolo che richiede quasi più espressività che capacità tecnica, non ci ha entusiasmato (al contrario della Copeland, una Giulietta indimenticabile).

Ma tornando a “Danza con me”: si inizia con l’esibizione degli allievi della Accademia Teatro alla Scala. Di notevole livello, molto precisi, impostati. Insomma, ciò che ci si aspetta da una scuola così rinomata.

Dopo di loro, spazio a una grandissima della storia della danza: Alessandra Ferri. La coreografia non convince (nonostante sia del talentuosissimo Christopher Wheeldon), la Ferri mostra la sua arte ma colpisce e distrae il suo volto invecchiato. Forse, in alcuni casi, è meglio lasciare un ricordo più giovane di sé, soprattutto nel mondo dell’arte. Cosa che non aveva capito nemmeno il grande Nureyev, che alla fine della sua vita si trascinava in sedia a rotelle da un palcoscenico all’altro.

Dopo il momento lirico Bolle-Ferri, ci facciamo qualche risata con il grande Fabio De Luigi che si esibisce in un improbabile passo a tre comico e davvero riuscito.

Secondo l’alternanza pezzo serio-pezzo giocato/leggero, si ritorna alla serietà sulle note di un bravo Cremonini che canta la sua “Poetica”, che però vede Bolle esibirsi con Nicoletta Manni in una coreografia per nulla interessante, a tratti noiosa.

È la volta di un altro passo a due (Bolle non manca mai), questa volta con Melissa Hamilton: lei è splendida, gambe chilometriche e tecnica impeccabile ma, di nuovo, i passi si susseguono l’uno dopo l’altro senza trasmettere nulla allo spettatore. Ci viene il dubbio che il perfetto Bolle appiattisca un po’ tutto.

Stefano Accorsi introduce il bellissimo pezzo ironico danzato da Bolle (ma va? Non sapevo ballasse anche lui!) e Elisa Badenes, che prende in giro la figura della ballerina classica. La coreografia non è affatto facile: chapeau alla Badenes, e anche a Bolle, che come partner è sicuramente molto valido.

Valeria Solarino presenta poi un pezzo interessante, se non nella forma, nel contenuto: Bolle si esibisce in una coreografia a due… con una macchina. Poetico il senso: se si trova il giusto equilibrio, si può convivere in armonia con la tecnologia. La coreografia non appassiona, ma forse in questo caso era la cosa meno importante. Finalmente ottima la scelta della colonna sonora: “La cura” di Franco Battiato.

Interludio caotico con il ricordo della pseudo festa di capodanno dei ballerini, nei quali si vuole omaggiare “Moulin Rouge” ma si finisce per fare una gran baldoria.

Un altro omaggio (molto) mal riuscito è quello al musical: il povero Cremonini danza con Bolle, ma né l’uno né l’altro sono in grado di muoversi. Per nulla azzeccata inoltre la scelta della base musicale: il musical va cantato! E se non si sa farlo, meglio non far rivoltare il grande Gene Kelly nella tomba.

Non poteva mancare un po’ di attualità, con l’omaggio alle vittime del crollo del Ponte Morandi introdotto da Luca e Paolo (bravi): una coreografia pallosissima ballata da (indovinate)… ma sì, proprio Robbberto! Sulle notte del Capriccio n° 24 di Paganini, ci propina una successione di passi senza sentimento, durante i quali possiamo ammirare il suo corpo e la sua tecnica perfette ma non riusciamo a emozionarci.

Compare Ilenia Pastorelli, che con accento romanaccio si lamenta con la signora di fianco perché Roberto non la invita a ballare. Verrà inquadrata un altro paio di volte, per non concludere niente (se non corrergli dietro sulle note de “La Bella e la Bestia” a spettacolo concluso). Mah.

Dopo uno simpatico spot pubblicitario (ma forse fuori luogo) dei “Moschiettieri del re”, torna De Luigi a spiegarci cosa sono le “batterie” (pronunciando la parola apposta come lo strumento musicale, quando in realtà si dovrebbe dire “batterì”, alla francese) e introdurci un’altra esibizione delle allieve dell’Accademia Teatro alla Scala. Sempre brave.

Valeria Solarino introduce una delle coreografie più belle della serata, quella che il grandissimo coreografo Neumeier dedicò all’amico e collega Maurice Bejart per i suoi 70 anni. Una coreografia sull’amicizia, sulle note di “Bridge over troubled water” di Simon and Garfunkel. Anche qua però, purtroppo manca l’anima e anche l’armonia tra i due ballerini: forse anche per l’altezza diversa tra i due, i movimenti non sono fluidi e non mostrano la complicità che il pezzo richiede. Da notare che Alexander Riabko è l’unico uomo a ballare nella trasmissione di Bolle (a parte la coppia di Swing e lo street dancer): sarebbe stato bello vederlo accanto a un, per dire, Sergei Polunin (il ballerino che ha spopolato in rete con la sua coreografia sulle note di “Take me to church”, per intenderci). Che tema la concorrenza? Noi abbiamo paura che Sergei in scena se lo sarebbe mangiato.

Altro omaggio, questa volta a Mel Brooks, con l’esibizione di un Bolle canterino sulle note di “Put it on the Ritz”, insieme a Luca e Paolo. Carini.

Flash del numero uno della street dance mondiale (che forse avrebbe dovuto avere più spazio), Neguin; nel piano di sotto Vincenzo Fesi e Remy Kouakou Kouame, due meravigliosi ballerini di swing con le gambe caricate a molla; sotto ancora, un omaggio al tango mal riuscito. Bolle danza ancora con Nicoletta Manni, ma non centra il cuore: in un ballo come il tango, che dovrebbe trasudare passione e sensualità da ogni poro, si nota ancora di più la freddezza dell’étoile.

Questa mancanza di espressività arriva al culmine con la coreografia di Bigonzetti sulle note della canzone “Serenata maledetta” del gruppo Assurd: un pezzo che avevamo avuto l’occasione di vedere dal vivo proprio la scorsa estate, ad un galà di danza dell’isola di Minorca. Lì i due interpreti (Filipa De Castro e Carlos Pinillos) avevano dato l’anima, ogni fibra del loro corpo era tesa all’interpretazione. Qui la russa Semionova e Bolle eseguono i passi come robot, pure gli schiaffi si vede che sono finti e pensati. Bocciati.

La serata si conclude con un pezzo che fa venire le lacrime: non tanto per la danza, quanto per il violinista. Pelato, orecchini, Alessandro Quarta te lo immagini mentre suona la batteria in una band di hard rock: ma quando prende in mano l’archetto ci incolla al divano, lasciandoci senza fiato. Non vediamo più né Bolle, né pensiamo a Dorian Gray (bella l’idea del selfie), ma ci sono solo le note appassionate e incredibili che Quarta tira fuori dal suo violino. Questa è davvero arte. E sentimento.

Considerazioni a parte: grazie Roberto, per aver riportato la danza in TV.