VITA IN OSPEDALE, GLI ANGELI CHE LOTTANO PER LA VITA

DI SILVIA MAURO
Silvia Mauro
Potrei raccontare tutto quello che vedo in un Reparto di Rianimazione. Dirvi della ragazzina portata con l’elicottero, di cui dietro al paravento intravvedo solo i capelli lunghi e neri, dei genitori, parenti e amici che si affollano dietro il vetro, dei loro visi su cui piano piano, nell’infinita’ dei giorni, si predispongono i sorrisi. Descrivere il ragazzo immobile, nell’infinita’ di quei giorni, crollato senza un perché’ sotto i colpi di una commozione cerebrale; della sua mamma corsa da Bucarest per stargli vicino, che prega in ginocchio, gli parla, lo accarezza, e poi inchioda lo sguardo alla temperatura che il monitor segnala: 34 gradi. Di suo padre che non ce la fa a infilarsi copri-scarpe e camice verde, ad entrare e avvicinarsi a quel letto. Attende, nell’infinita’ di quei giorni, che il suo ragazzo giri -se non lo sguardo- almeno la testa verso di lui, oltre il vetro. Vi diro’, invece, dell’Eccellenza di questo reparto: al San Camillo di Roma, dove per una volta le parole corrispondono ai fatti. Un’equipe di cui solo ora, dopo 12 infiniti giorni, ho imparato a conoscere qualche nome, ma soprattutto la tempestività , l’altissima professionalita’, l’indescrivibile Umanità. Ho sentito una dottoressa dagli occhi chiari e l’accento partenopeo chiedere ai parenti di una persona uccisa dal terremoto se fossero favorevoli all’espianto e alla donazione degli organi con una dolcezza -la voce come una carezza- che non ritenevo piu’possibile; ho visto il sorriso di un medico smorzarsi e poi faticare a riapparire, dopo l’infinita’ di quelle notti, durante i colloqui quotidiani con tutti noi.
Ho letto le vite degli altri, in questi giorni infiniti.
E la vita di chi se ne cura.