FINISCE MALE, COMINCIA PEGGIO. MA IL SUD SI MUOVE: O EQUITÀ O SECESSIONE. MA VERA

DI PINO APRILE

Perché non ho scritto prima qualcosa su fine-anno/inizio-d’anno (viste le premesse, sono in dubbio se lasciare l’apostrofo…)? Perché ogni volta avrei dovuto cambiare, da prima di Natale a oggi, tema e modo. Il Paese sembra la nave dei folli, con al timone gente decisa a tenere la rotta che porta dritto sugli scogli. E chi disturba il nocchiero, viene buttato ai pesci.
Feste cominciate con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che rassicurava le Regioni secessioniste sul varo della “Autonomia con scasso”, perché “sta scritto nel contratto”. Nella Costituzione c’è altro, che si fa finta di ignorare (vedi i Lep, per i diritti uguali per tutti, ignorati da 17 anni), ma ormai su quella e sulle Tavole del Sinai prevale Sua Maestà il Contratto, ovvero un patto privato fra capi di partiti portatori di interessi settoriali (tanto che esiste una opposizione, anche se fa ridere e ha la credibilità di una banconota del Monopoli, dopo quello che ha combinato quando era al governo); la Costituzione, sulla carta, starebbe a garantire tutti gli italiani, invece lo stupro dei diritti uguali per tutti è divenuto lo sport più praticato dai governi Berlusconi in qua, con la Lega al comando, per interposta Forza Italia o interposto M5S.
Ma l’Autonomia avverrà in modo “costituzionale”, assicura Conte: a nessuno sarà dato meno, meno ai più ricchi verrà dato ancora di più. Sim Sala Bin: e potrete pure friggere senza olio e avere la moglie ubriaca e la botte sempre piena.
E si finisce con il video della ministra per il Sud, Barbara Lezzi, che dice perché i più grandi costituzionalisti, docenti di economia e altri dilettanti allo sbaraglio non hanno capito niente; che non ci sarà la Secessione dei ricchi; e ci saranno delle “compensazioni”. Come non le avessimo già viste con il Federalismo fiscale “solidale” (ovvio!) e le altre porcate con cui hanno assegnato zero asili al Sud, tutti gli investimenti pubblici e le grandi opere solo al Nord, la “meritocrazia” universitaria che dichiara migliori gli atenei che sorgono nelle Regioni più ricche e consente loro di rubare altri fondi, docenti, ricercatori e studenti al Sud. Eccetera.
Dovremmo fidarci sulla parola (contro tabelle e inutili studi dei prof), di chi ci garantiva la chiusura dell’Ilva e la bonifica di Taranto e poi si è accorto che c’era un “contratto” (cominciamo ad averne le palle piene di contratti) di cui non conoscevano le clausole? Di chi doveva chiudere la Tap in due settimane e poi ha scoperto che c’era un “contratto” (uffa!) e penali? Di chi doveva chiudere Tav e Terzo Valico, poi prova a fare marcia indietro, fa fare il conto profitti-perdite per dotarsi di un dito dietro cui nascondersi e, pur se la Commissione dice che il Terzo Valico è meglio lasciarlo perdere, dà l’Ok perché si faccia? Di chi “onestà, onestà”, imbarca nel governo gente sotto inchiesta o con condanne per bancarotta fraudolenta concorre a fare la politica economica, e altri consimili?
Non si può pretendere la perfezione. Ma il passaggio da quella intransigenza a tanto pelo sullo stomaco richiede acrobati. Però non si può fare di tutt’erba un fascio (c’è già tutta Lega un Fascio): il M5S è fatto di tante anime; c’è gente che si informa, approfondisce, combatte, ascolta, elabora. C’è pure chi viene cacciato. Sono meccanismi interni di un partito, possono piacerci o no, ma sono fatti loro. Il M5S è quello che ha fatto il pieno dei voti al Sud (facendone l’uso che sappiamo), e questo non va dimenticato e bisogna continuare a chiederne conto. Il Mezzogiorno sta reagendo: tardi, non come avrebbe dovuto, ma si muove. L’appello lanciato ai presidenti della Repubblica e delle Camere, dal professor Viesti, decine di docenti e quasi quindicimila firmatari contro la Secessione dei ricchi è stato un macigno sulla strada tutta in discesa che si erano promessi i razziatori padani. Sui giornali è arrivata finalmente l’ondata degli interrogativi e dei distinguo, comunque un po’ di informazione (non sulla Tv di regime, quale che sia il regime); all’interno dei partiti (addirittura nel Pd!!) se ne discute; tanti sindaci meridionali stanno elaborando ricorsi per chiedere la restituzione di quanto è stato rubato attraverso la “solidarietà” all’incontrario; sorgono comitati per “fare qualcosa” e alcuni sono attivissimi (Agenda Sud Calabria ne è un ottimo esempio). È poco, è tardi, ma molto più del niente che c’era. La drammaticità di quel che il 2019 promette potrebbe accelerare la formazione e la convergenza di queste sparse esperienze sociali e politiche meridionali.
Non è voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ma vedere cosa c’è in un bicchiere che era vuoto. L’anno che comincia potrebbe essere la risposta al quesito che la situazione ormai pone: O Equità o Secessione. Ma vera, non con i ricchi in fuga con la cassa che lasciano il debito ai fessi. Se ha da essere secessione, sia completa, definitiva. E fuori dai nostri mercati le merci dei razzisti. Si può sempre fare un referendum… no?