I MIGRANTI NEL MEDITERRANEO COMPIONO UN ULTIMO ATTO DI INDIVIDUALITÀ

DI MARCO GIACOSA

32 esseri umani, tra cui 3 minori non accompagnati, 2 bambini piccoli e un neonato, sono da 11 giorni nel mar Mediterraneo, salvati dalla Ong tedesca Sea Watch. A questi si sono aggiunte altre 17 persone salvate da un’altra Ong tedesca, Sea Eye.
Nessuno li vuole: non l’Italia, non la Francia, non la Spagna, non la Germania, non Malta, nessuno in Europa li vuole.
Molti pensano che smettendo i salvataggi verrebbe meno uno dei “pull factor”, il fattore d’attrazione: siccome si riducono le possibilità che io sopravviva al viaggio – pensano in molti, che i migranti pensino – allora non parto più. E’ un pensiero che attribuisce ai migranti africani completezza di informazione, consapevolezza e libertà che non esistono, è un pensiero fasullo che proietta su altri convinzioni proprie, è la retorica con cui la maggioranza dei politici oggi salva la coscienza degli elettori: “Noi siamo per la vita umana: meno partono, meno muoiono in mare”, ripetono.
Ma le cose non stanno così. Oltre al “pull factor” occorre prendere in considerazione il “push factor”, il fattore di spinta, l’insieme di sentimenti e sensazioni, delle condizioni di vita che spingono un uomo o una donna a mettersi in viaggio e a rischiare la vita.
Ricordate gli uomini che si gettavano dalle Torri Gemelle in fiamme? Era l’ultimo atto della loro individualità, la volontà che andava oltre alla costrizione: piuttosto che mi ammazzi il fuoco, mi getto io.
E’ quello che succede nel Mediterraneo.
Se foste stati a New York e aveste avuto la possibilità, li avreste salvati quegli uomini in volo – oppure avreste pensato di lasciarli morire perché così altri non si sarebbero buttati giù?
[Nella foto, persone sulla nave Sea Watch]