MATTARELLA CHE FA IL PIENO DEI “MI PIACE”, È L’ESATTO CONTRARIO DEI GRILLO-LEGHISTI

DI GUIDO MELIS

Pare che il messaggio di fine anno di Sergio Mattarella sia piaciuto moltissimo agli italiani. Eppure è esattamente l’opposto, sia nei contenuti che – soprattutto – nei toni di quello che rappresenta la maggioranza oggi al governo. E’ mite nelle parole scelte e nel modo di porgere, contro i toni da spaccamontagne dei vari Salvini. Si richiama a valori di convivenza e di dialogo, al contrario delle “grillate” di moda; parla di immigrazione (il presidente ringrazia gli immigrati) in modi inconsueti, quando c’è chi vorrebbe negare agli immigrati la cittadinanza meritata col lavoro; è europeista, in uno scenario anti-europeista. Salvini, Di Maio e lo stesso Conte fanno finta che Mattarella dia loro ragione. Ma basta riascoltare il messaggio su internet per accorgersi che si tratta solo di una penosa menzogna. Dunque Mattarella, che fa il pieno dei “mi piace”, è l’esatto contrario dei grillo-leghisti. E’ la politica non come scontro e insulto ma come ragionamento pacato e rispetto reciproco; la politica del “buonismo” (che il presidente ha difeso con parole inequivocabili), che si consente di commuoversi (sì, di commuoversi) se vede un bambino di due anni morto su una spiaggia solo perché immigrato; la politica dei sogni, dei progetti, dei disegni in grande, e della solidarietà (contro quella dell’egoismo). Per questo piace Mattarella. Ora il paradosso italiano è il seguente: che ci piace Mattarella ma al tempo stesso in tanti votiamo quegli altri, cioè l’opposto. Come in Jeckyll e Hyde, l’italiano medio quando va a votare si trasforma: cessa di essere solidale, razionale, “buono”; e diventa irrazionale, egoista, “brutto, sporco e cattivo”. E’ un fenomeno che riguarda oggi anche altri Paesi d’Europa: un ceto medio, o medio-basso, che ha perduto la speranza di salire nella scala sociale, lascia i partiti del progresso e delle riforme e si butta a destra. Il punto è se si tratti di un fenomeno strutturale oppure contingente: se cioè sia cambiata completamente davvero(come a volte sembra) la scala dei valori che bene o male ci ha guidato nel nostro lungo dopoguerra, oppure se si tratti solo di paure irrazionali, di impazzimenti collettivi, destinati a passare. Questo è il vero nodo che dovrebbe sciogliere una politica progressista che volesse basarsi sulla linea di Mattarella. Su questo si gioca la sfida, sin dalle prossime europee. Se gli italiani siano ancora “brava gente”, oppure siano mutati geneticamente. Qui Rhodus hic salta, dicevano i classici.