ORLANDO PER PRIMO SOSPENDE LE LEGGI CHE PUZZANO DI RAZZISMO

DI LUCA SOLDI

 

 

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo sospenderà per primo le leggi che impediscono il rispetto dei diritti umani.

Orlando ha così chiesto agli uffici dell’anagrafe di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” che deriveranno dall’applicazione della norma, ma, in attesa di questo approfondimento, ha poi scritto il sindaco “impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”.

Alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, i cittadini stranieri non potranno più iscriversi all’anagrafe; ma la norma colpisce anche i minori non accompagnati (i quali hanno tutti il permesso di soggiorno per motivi umanitari), e gli stranieri che hanno il permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Norme dettate dal clima di odio e paura fomentato da ben precisi indirizzi politici.

La scelta di Orlando è coraggiosa ma imporrebbe fosse seguita da interventi politici che sul decreto sicurezza sono invece parsi decisamente cauti.

 “Il nostro non è un atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza, ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro paese”, dice il sindaco di Palermo. “Siamo davanti ad un provvedimento criminogeno – prosegue Orlando -. Ci sono migliaia, centinaia di migliaia di persone che oggi risiedono legalmente in Italia, pagano le tasse, versano contributi all’Inps e fra qualche settimana o mese saranno ‘senza documenti’ e quindi illegali. Questo significa incentivare la criminalità, non combatterla o prevenirla”.

E subito dopo prosegue:

“E’ certo, l’ho già detto più volte, che su alcuni temi, il rispetto dei diritti umani fra questi, il sindaco di Palermo ha una visione ed una cultura diversa da quella del ministro dell’Interno ma qui siamo di fronte ad un problema non solo ideologico ma giuridico, non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per ‘sicurezza’ un intervento che puzza molto di ‘razziale'”.

Subito pronta la risposta di Salvini: “Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare “disobbedienza” sugli immigrati…”, scrive il ministro dell’Interno.

Aspettiamo notizie dagli altri sindaci d’Italia o ci sono troppi timori come era accaduto per lo Ius Soli?

Le risposte dopo le naturali polemiche fomentate dal ministro degli Interni arrivano da Palazzo Chigi: “Se l’Anci desidera segnalare eventuali difficoltà applicative – si legge in una nota – ben venga la richiesta di un incontro con il Governo, al quale anche il presidente del Consiglio è disposto a partecipare insieme al ministro dell’Interno. Inaccettabili, invece, sono le posizioni degli amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato. Il nostro ordinamento giuridico non attribuisce ai sindaci il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità”