BLACK EART RISING, QUEL CAPOLAVORO CHE È JOHN GOODMAN

DI AMLETO DE SILVA

“Come è stato giustamente osservato «i conflitti in Africa sono spesso presentati come guerre tra una tribù che domina il governo e un’altra che se ne sente esclusa. In realtà, in Africa come altrove, i conflitti sono complessi e possono risultare anche incomprensibili per i non-iniziati» . Per mettere a fuoco la situazione dei due paesi che sono al centro del problema etnico hutu-tutsi, cioè Ruanda e Burundi, è necessario scorrere velocemente le loro vicende, poiché l’attuale conflitto non può essere capito se non mettendo in luce le tensioni e i problemi irrisolti che hanno accompagnato la storia di questi due paesi africani.

Uno dei paradossi della crisi interna di Ruanda e Burundi è che essi, come pochi altri paesi in Africa, esistono come agglomerati etnico-politici da almeno tre- quattro secoli. Hutu e tutsi non si sono trovati a vivere insieme casualmente, ingabbiati dalle frontiere artificiali decise alla Conferenza di Berlino del 1885: vivevano già insieme in società feudali dalla struttura sofisticata osservate con una certa sorpresa dai primi visitatori europei giunti nella regione.

Chi scrive la storia?”

Il resto dell’articolo lo trovate qui, e vi consiglio di leggerlo, perché la serie di questa settimana, Black Earth Rising, anche se è ambientata ai giorni nostri, prende comunque il via dai genocidi di quegli anni. E vi confesso che è una serie che ha molte ombre e poche luci: per fortuna nostra, però, le luci, alla fine, hanno la meglio. Ma andiamo con ordine. Black Earth Rising è scritta e diretta da Hugo Blick, non un fesso qualunque. Per capirci, parliamo dell’autore di due serie che qui abbiamo recensito con sincero entusiasmo: The Honourable Woman e The Shadow Line. Blick tenta sempre di giocarsi la carta autoriale, e spesso ci riesce, ma qui ha francamente toppato. La storia del Ruanda è, come spiega bene l’articolo che vi ho linkato, onestamente molto complessa e di difficile comprensione, soprattutto per noi occidentali carichi di ogni tipo di pregiudizi. Il fatto è, e qui Blick si è perso, che se vuoi scrivere una storia fatta di rimandi e sottintesi, va a finire che parli soltanto a chi la storia la conosce già, e la conosce bene: il che esclude noi che dell’argomento non abbiamo se non una leggera infarinatura, che col passare degli anni ci siamo anche persa per strada. Per questo consiglio a chi vedrà Black Earth Rising di fare un rapido ma esauriente ripassino anche guardando (o riguardando, meglio ancora) Hotel Rwanda, il film di Terry George del 2004 che racconta la storia dell’albergatore hutu Paul Rusesabagina che durante il genocidio riuscì a salvare più di mille innocenti, che spiega, o cerca di spiegare le cose abbastanza chiaramente. Qui, invece, già la storia è complicata di suo, poi Blick si mette a fare l’autorone (gli inserti a cartoni animati che fanno tanto penultima moda, come dice una mia amica snobissima) e si arriva a un certo punto che francamente si capisce molto poco (o almeno è quello che è successo a me, che vi devo dire), quindi evito di accennarvi il plot: sbrigatevela voi e poi ditemi se ho torto.

Detto questo, due parole soltanto: John Goodman. Che fosse un grande attore lo sapevamo già, che fosse capace di simili perfomance, no. O almeno, non lo sapevo io. Intendiamoci, nel cast non c’è uno solo tra gli attori che sbagli per colpa sua: la protagonista, ad esempio, è bravissima, e se si agita come un’invasata per tutta la serie la colpa è di Blick, non sua. Ma Goodman è qualcosa di meraviglioso. Non so se ve lo ricordate in Treme, e lì era stupendo. Beh, qui è addirittura meglio. C’è una scena d’amore in cui una donna gli si dichiara e lui si mette a ridere, come a dire “ma va, tu innamorata di me, smettila di sfottermi”. Sono solo pochi secondi, ma il grande attore si vede proprio lì, in quei pochi secondi in cui capisci che recitare vuol dire acchiappare un pezzo di vita e spiattellartelo davanti come se fosse la cosa più naturale del mondo. E c’è un’altra scena in cui lui dice “da giovane ballavo il tip-tap”, e accenna un passo di danza, volando via dall’inquadratura leggero come una farfalla, che lascia a bocca aperta. La serie dovrebbe partire da gennaio su Netflix. Voi fregatevene, e guardate soltanto quel capolavoro di John Goodman.

Black Earth Rising, quel capolavoro che è John Goodman