CARLO FECCERO: “RIPORTERÒ DANIELE LUTTAZZI SU RAI 2”

DI CHIARA BERNARDINI

Le novità del 2019 sono molteplici e la seconda rete televisiva Rai non resta ai margini. Carlo Feccero, neo direttore di Rai 2, ha raccontato ciò che ha in mente per il nuovo anno. “Voglio riportare Daniele Luttazzi sul piccolo schermo. L’Italia ha bisogno di più satira e meno programmi ‘demenziali’. Luttazzi è feroce, ma non posso lasciarlo nella nebbia della censura. Anche se venisse il cardinale Bertone di persona a dirmi di no lo farei comunque” ha dichiarato il direttore Rai.

Daniele Luttazzi manca dalla Rai dall’ormai lontano 2001, quando l’ “editto bulgaro” di Silvio Berlusconi gli causò la cancellazione del talk show Satyricon. Ma facciamo un passo indietro. Daniele Fabbri, conosciuto poi in arte come Luttazzi – pseudonimo in omaggio al musicista e attore Lelio Luttazzi – nasce a Santarcangelo di Romagna il 26 gennaio 1961 da genitori insegnanti. Frequenta il Liceo Ginnasio Statale “Vincenzo Monti” a Cesena e successivamente prende la decisione di intraprendere il percorso universitario in medicina, laureandosi con una tesi sperimentale all’Università di Modena.

Parallelamente scopre la sua passione per l’arte e tutto ciò che fa parte di essa. A 18 anni comincia a collaborare con il settimanale cattolico di Rimini “Il ponte” disegnando e scrivendo la pagina umoristica “Freezer”.
Dopo il conseguimento della laurea, in attesa di un bando come ricercatore, si dedica alla recitazione in cabaret e monologhi comici, scoprendo così per caso la sua vera vocazione. Nel 1989 sarà il vincitore del concorso per giovani comici “La zanzara d’oro”.

Poco dopo ecco l’esordio con la Rai nel programma televisivo D.O.C. che gli permetterà così di entrare a far veramente parte del mondo dello spettacolo. Attraverso l’aiuto e collaborazioni con diversi personaggi già affermati, come Maurizio Costanzo, comincia a farsi conoscere.

Le battute piccanti nelle quali non devono mai mancare brevità, esattezza, semplicità e sorpresa lo avvicinano a una satira talvolta dolorosa che diventerà così il suo pane quotidiano. Creando veri e propri format e mettendosi anche dietro la telecamera. Per esempio regista del programma Banane e degli sketch comici “Marzullo intervista Hitler” e “Marzullo intervista Gesù”, che per decisione del produttore non sono mai stati trasmessi, ha costruito il proprio mondo.

Per elencare tutti i progetti di Daniele Luttazzi non basterebbe un libro. È stato ed è uno dei personaggi satirici più influenti del nostro paese, ma anche uno dei più frequenti messo al banco degli imputati.
Tra censure e accuse di plagio per il caso Tamaro (dove riscrive satiricamente “Va’ dove ti porta il cuore”) o Satyricom riesce comunque a farsi largo tra chi di satira non ne vuole nemmeno sentire parlare. Tanti i successi e ancor di più le critiche per un arte che, in fondo, è direttamente proporzionale alle accuse che riceve.

Uscito di scena dalla Rai nel 2001, non ha mai smesso di fare ciò che ama tra teatri e diverse reti televisive. Nei primi anni del nuovo millennio ecco che esce in edicola la prima edizione italiana di Rolling Stone e Luttazzi fin dal primo numero comincia a scrivere per loro la rubrica di chiusura. Una collaborazione – quella con la rivista musicale – che terminerà nel 2004 a causa del poco interesse per la satira da parte dei lettori.

Continua a scrivere mantenendo ben saldi i suoi valori, rifiutando anche grandi occasioni perché ritenute non idonee al suo stile satirico. Declina inoltre diversi inviti a programmi televisivi importanti – Michele Santoro, apparizioni al Festival di Sanremo, collaborazioni con Sky e Rai – per gli stessi motivi.

Nel 2007 ritorna a esibirsi in televisione come conduttore del programma Decameron nella seconda serata di La7, anche questo bersaglio di censure, liti e incomprensioni. Gli ultimi anni di Luttazzi trascorrono nel silenzio, avvelenati da accuse di plagio (questa volta fondate) nei confronti dei più celebri battutisti USA, a cui lui risponde in maniera colta e risentita.