DECRETO SICUREZZA: L’ANCI VA DA CONTE. CRESCONO I SINDACI DEL NO

DI ALBERTO EVANGELISTI

Che la questione legata all’applicazione del Decreto Sicurezza nata dall’azione di protesta del sindaco di Palermo, Orlando, fosse destinata con maggiore probabilità ad allargarsi che a sfumare era cosa probabile e, in effetti, così è stato.

Dopo Orlando, seguito quasi immediatamente dai sindaci di Napoli, Parma e Firenze, si allarga la fronda sei sindaci “disobbedienti” che annunciano di non intendere dare applicazione a parte delle norme contenute nel Dl Sicurezza o che, quantomeno, ne chiedono un radicale ripensamento. A questi si è unito il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, quello di Milano, sala, che chiede a Salvini di rivedere il provvedimento e quello di Portico che si allinea alla posizione di non applicare la norma. Altri sindaci, come quello di Pomezia, Adriano Zuccalà di Livorno, Nogarin (M5S) e quello di Pescara, Marco Alessandrini (PD) si sono espressi avanzando dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, mentre Antonio Decaro, presidente ANCI ha chiesto un incontro tra sindaci e Governo per fronteggiare la situazione creatasi, richiesta che viene accolta con disponibilità dal Presidente del Consiglio Conte, suscitando peraltro una secca reazione di Salvini.

Secondo gli “obiettori”, la questione è urgente per almeno due aspetti fondamentali: certamente viene sottolineato quello umanitario e di tutela dei diritti fondamentali dei soggetti colpiti dal provvedimento, ma viene anche sottolineato il pessimo impatto sulla gestione del degrado e dell’ordine pubblico nelle città. A base della protesta infatti c’è anche la preoccupazione che molti sindaci hanno sulle conseguenze del mettere “in mezzo alla strada” dall’oggi al domani miglia di persone. Secondo Nardella “il Decreto sicurezza genera caos e insicurezza nelle nostre città: migliaia di migranti richiedenti asilo saranno in mezzo alla strada alla mercé della criminalità”.

Dal canto suo lo stesso Salvini minaccia l’invio di ispettori nei comuni disobbedienti e liquida la protesta come un “tradimento degli italiani” da parte di “sindaci amici dei clandestini”, concludendo poi, in maniera specularmente opposta alla usuale litania secondo cui chi lo contesta si deve far eleggere, invitando gli stessi a dimettersi dall’incarico elettivo ricoperto.

Ciò nonostante la protesta dei primi cittadini rischia di essere un piede di porco in grado di arrecare grossi danni alla struttura del Decreto tanto caro al Ministro dell’Interno: nel caso in cui la cosa dovesse sfociare in un vero e proprio procedimento giudiziario si aprirebbe la strada per un ricorso in via incidentale di fronte alla Corte costituzionale che potrebbe portare all’abrogazione del provvedimento.

Di contro in una lettera a firma di trenta sindaci fra cui quello di Venezia Brugnaro e quello di Genova, Bucci, esprimono in una lettera al Presidente dell’ANCI il loro appoggio al Decreto Sicurezza dicendosi convinti che contenga principi giusti e condivisibili, chiedendo pertanto che l’associazione dei sindaci non dia l’impressione di aderire tout court alla protesta partita da Palermo e Napoli.