ATTACCO HACKER AL SISTEMA POLITICO TEDESCO. DOVE VOGLIONO ARRIVARE?

DI ALBERTO TAROZZI
E’ di ieri la notizia bomba sull’hackeraggio dei dati di 865 politici tedeschi, Merkel compresa. Oggi si aspettavano aggiornamenti di rilievo. Viceversa, per il momento tutto tace.
Anzi viene precisato che non sono stati rubati dati sensibili e che molti dati potrebbero essere falsi.
Peraltro neppure ieri erano apparse informazioni piccanti di quelle su cui vive la Bild, uno dei primi giornali a dare la notizia. Viceversa una caterva di documenti tipo carte di identità, numeri di cellulari e di fax e chat private.
Qualcosa che potrebbe suonare come un “Ti abbiamo in pugno” “Prova a far qualcosa a noi sgradito e vedrai cosa si viene a sapere in giro”.
Ipotesi più ricorrenti: soggetti legati all’Afd, la formazione di estrema destra che, unica tra tutte, non vede nessun esponente tra i colpiti; oppure i russi, che citarli non fa mai male e che quanto ad hackeraggi se la cavano bene; meno, nonostante i precedenti, il solito Trump e compagnia d’oltre oceano, visto che i tedeschi pare si siano rivolti agli Usa per avere un supporto.
Finora nessuna conferma. Piuttosto altri indizi spingono verso direzioni molteplici.
In primo luogo il fatto che il più colpito non sia un politico della vecchia guardia, ma un esponente di Verdi, Robert Habeck, fa pensare che ci possano essere dietro all’operazione coloro che sentono minacciati i propri interessi dalle battaglie vincenti di Robert contro l’inquinamento nelle grandi città, dovuto al traffico e alle fabbriche produttrici di sostanze tossiche.
In secondo luogo si sta aprendo una polemica sul fatto, riportato in Italia dal blog Tpi, che l’Agenzia federale per la sicurezza in Internet (Bsi) fosse a conoscenza da settimane del furto, ma che abbia informato gli inquirenti solo nella notte tra giovedì e venerdì.
In entrambi i casi molte cose lasciano a pensare ad un furto su commissione. Coi mandanti che se ne stanno al coperto e fanno affidamento su di una talpa che sta scavando con accanimento e perizia dalle parti del Bundestag.
Beninteso, quest’ultima ipotesi non cancella nessuna delle precedenti, ma fa pensare che, anche una volta che si fosse scoperto l’esecutore dell’operazione, arrivare al mandante risulterà tutt’altro che semplice: tanto più se le informazioni già accumulate gli consentono di tenere sotto ricatto coloro che lo potrebbero denunciare.
Una cosa è certa: se Angela Merkel pensava che quest’ultima stagione della sua vita politica si sarebbe svolta all’insegna di un tranquillo cambio della guardia avrebbe commesso un errore di valutazione. Le incognite nascoste dietro quanto sta avvenendo negli ultimi giorni lasciano intendere che anche i prossimi anni della sua vita politica potrebbero svolgersi all’insegna della spericolatezza.