DE MAGISTRIS E ORLANDO SONO I MIEI SINDACI

DI EMILIANO RUBBI

De Magistris e tutti quei sindaci che hanno dichiarato di non voler applicare il cosiddetto “decreto sicurezza” di Salvini e hanno chiesto alle Sea Watch e Sea Eye di attraccare nei loro porti, sono i miei sindaci.

È giusto che una ribellione alla deriva di odio fomentata dai pupazzi al governo nasca e cresca dal basso, dalle istituzioni più vicine ai cittadini: i sindaci, appunto.

È giusto che qualcuno, finalmente, dica con forza “basta” al terrorismo di Stato di chi lascia 49 esseri umani, tra i quali donne e bambini, tra le onde, in balia del vento gelido di questi giorni, perché ha fatto credere a milioni di persone che, se stanno male, la colpa è di chi sta peggio di loro.

Salvini ha detto che “se ne assumeranno le responsabilità politiche e giuridiche”, poi ha aggiunto “davanti alla Storia”, quella Storia che sul grufolare xenofobo suo e di tanti suoi predecessori c’era già passata abbondantemente sopra, e tutti speravamo che non dovesse ribadire quello che aveva già ampiamente chiarito.

E io mi auguro che, effettivamente, se ne prendano le responsabilità, anche giuridiche.
Come Mimmo Lucano.
Perché “Se una legge è sbagliata si può disapplicare”.
Riconosci queste parole, Teo?
Sono le tue, quando invitavi i sindaci leghisti a non celebrare le unioni civili.

In quel caso, ovviamente, la tua preoccupazione, come al solito, era quella di negare dei diritti a qualcuno e di istigare la rabbiosa reazione dei tuoi fan idrofobi.
In questo caso, invece, si tratta di mantenere i diritti di tante persone e di salvare vite umane.

Sei sicuro di voler chiedere alla Storia di fare da giudice, Salvini?
L’ultima volta aveva risposto abbastanza chiaramente.
Io, fossi in te, eviterei.
Dammi retta.