FRONTIERE: ATTACCATI AL LORO SALVINI

DI EMILIO RADICE

Abituato a superare i confini questo scrivevo oltre due anni fa e qui sono contento di riscrivere:
“Salvini è un doganiere, un gallonato guardiano dei cancelli, un sudaticcio padre-padrone di una prepotenza. Mi è venuto in mente passando il confine fra Grecia e Turchia, una fila pazzesca. Quando è arrivato il mio turno ho chiesto al poliziotto greco: “Why this trouble? Two years ago it was easy”. E lui mi ha risposto: “But now it’s busy: we must check every passport”. E tu lo senti che sei appeso a un filo, a una simpatia, a un potere sul filo dell’abuso. Perché quello ti guarda in faccia, poi guarda il passaporto, poi lo sfoglia, vede i timbri (oddio, quello dell’Iran che effetto gli farà?), poi ti riguarda e alla fine te lo dice ok, sì te lo dice, ma sembra una benevolenza. Grazie agente, grazie. Ringrazi anche il principale eh? Ringrazi il suo Salvini.
Che poi il paradosso è che uno si trova dall’altra parte e, pur essendo se stesso, per il passaggio di una linea si trova da ospite a ospitato, da  italiano a straniero. Che respiro già poter dire di essere europei, col sogno di essere un giorno del mondo intero…. Intanto, giuro, l’ho pensato: prendere Salvini come alcuni fanno con un gatto quando fa pipì e sbattergli il muso contro tutte le frontiere: “Non si fa, cattivo, non si fa…”