IMMAGINATE I VOSTRI FIGLI SU QUELLE NAVI

DI EMILIO MOLA

Immaginate i vostri figli su quella nave in mezzo al mare. Con le onde gelate alte tre metri che vi sollevano e vi portano giù. Di nuovo. E di nuovo. E di nuovo. Senza sosta. Su e giù. Su e giù. Senza un minuto di tregua. Almeno uno, almeno uno solo. Ti prego fermati non ce la faccio più. Ma non si ferma.

Lo stomaco sale e scende. Il mal di mare non passa e non passa. Li vedete vomitare e piangere. E pregare di fermare tutto quel male alla pancia. E non potete fare niente, nemmeno fermarvi in un porto, perché milioni e milioni di esseri umani (umani) non vi vogliono, vi odiano e non capite il perché visto che non gli avete fatto niente.

Ma voi e i vostri figli dovete pagare qualcosa, qualcosa per conto di qualcuno. Dovete soffrire anche se non sappiamo nemmeno come vi chiamate e che faccia avete.

Vi guardiamo dalle nostre case calde, col nostro telefonino, la nostra tv, l’acqua corrente, le strade, le industrie, i ristoranti, le auto. E non vogliamo che voi prendiate un solo centesimo da noi. Nemmeno uno. Pezzi di merda. Perché tanto ci costerebbe salvarvi da tutta quella sofferenza. Qualche centesimo a testa. Forse meno. Ma non vogliamo darvelo perché dobbiamo andare in chiesa. E fra un po’ arrivano i re magi.

E vi odiamo, mentre mangiamo, guardandovi alla tv, al caldo. Con la bava alla bocca. E il cane con le crocchette. Pezzi di merda.