LA TRAGEDIA DI CAMILLA IN VAL DI SUSA. LA DISPERAZIONE DEL PAPÀ

DI CLAUDIA SABA

Francesco Compagnucci non si dà pace per ciò che è successo a sua figlia.
È il papà di Camilla la bimba di nove anni rimasta uccisa sulle piste da sci in Val di Susa.
Francesco ha tentato l’impossibile per salvarla, ha seguito scrupolosamente le istruzioni del medico in attesa dei soccorsi, ma è stato tutto inutile.
E da quel momento, da quando Camilla non c’è più, ripete sempre la stessa frase:” È colpa mia, non dovevo portarla lì. È tutta colpa mia”.
Lo ripete anche prima di entrare nella camera mortuaria dove la piccola riposa.
E a nulla sembrano valere gli abbracci e le parole degli amici che, in ogni modo, cercano di confortare il suo dolore.
“Non è colpa tua, non dire sciocchezze”, insistono.
Ma da quando Camilla è scivolata giù, sciando con lui sulla neve, il dolore non lo ha mai più lasciato.
Quel giorno, per Camilla, doveva essere un giorno di festa, di puro divertimento.
Ma il destino aveva deciso diversamente e questo, Francesco, non poteva saperlo.
Essere genitori è la cosa più difficile del mondo.
Quando i nostri figli sono piccoli tentiamo in ogni modo di proteggerli e quando non riusciamo a farlo, ci sentiamo in colpa quasi come fossimo noi, responsabili del fato.
Ma non è sempre così.
A volte non siamo noi a decidere il loro futuro.
Francesco non è da solo ad affrontare questa difficile prova.
Da Roma è arrivata anche Arianna Di Napoli, la mamma di Camilla che non aveva potuto seguirli per via del lavoro.
Arianna è una anatomopatologa, e proprio in quei giorni di festa era di turno in ospedale.
Così Francesco e Camilla avevano raggiunto tre coppie con altri bambini, compagni di scuola della piccola. E si erano ritrovati a Sauze d’Oulx lunedì scorso per trascorrere insieme il Capodanno. “Per questo avevamo pensato di ritrovarci tutti in montagna per sciare e passare insieme le feste. I ragazzi erano felici di questa piccola vacanza di gruppo”, racconta l’amico di Francesco, Vittorio De Pedys.
Anche lui mercoledì era sulle piste da sci ed aveva assistito, incredulo, a quella tragedia assurda.
E aggiunge:” C’era quella maledetta barriera. Perché vengono usate se sono così pericolose? Se non ci fosse stata, Camilla oggi sarebbe ancora qui”.
Ora si cerca di capire se in qualche modo tutto questo potesse essere evitato.
La Procura di Torino infatti, ha già aperto un’inchiesta per omicidio colposo.
Quattro le persone iscritte sul registro degli indagati.
Si tratta di dipendenti della Sestriere Spa, la società che gestisce gli impianti.
Sono gli stessi già indagati per la morte di Giovanni Bonaventura, un ingegnere di 31 anni, morto nel gennaio 2018 a pochi metri dalle barriere frangivento, le stesse su cui ha trovato la morte la piccola Camilla.
La Sestriere spa ieri e oggi ha disposto la chiusura del tracciato per agevolare gli accertamenti della Procura. La pista, invece, non è ancora stata messa sotto sequestro ma non è escluso che venga fatto dopo il sopralluogo dei magistrati.
La Procura ha anche disposto l’autopsia sul corpo di Camilla.
Necessaria per cercare di far luce sulla dinamica dell’incidente e verificare se a ucciderla sia stata la caduta o l’impatto contro la staccionata.
Restano le pratiche da sbrigare, le indagini per capire e che, in qualche modo, potranno distrarre per un po’, Arianna e Francesco dal dolore. Ma quando una tragedia così irrompe nella vita di due genitori, il dolore non se ne va mai più.
Ci si abitua, si impara a domarlo, ma resta lì, immutato.
Perché i figli non dovrebbero mai andare via prima di chi li ha messi al mondo.
Però succede, anche quando cerchiamo di preservarli da qualsiasi pericolo, anche quando li nascondiamo sotto una campana di vetro.
Non dovrebbe mai accadere, eppure a volte accade, anche se non è giusto.