SCUOLA, SOSTEGNO: ANNO NUOVO ANTICHI PROBLEMI

DI CHIARA FARIGU

Non è una novità per chi la scuola la vive quotidianamente: quel cambiamento ventilato e sperato a inizio anno scolastico non s’è visto neanche di sfuggita. E oggi, ormai alla fine del primo quadrimestre, a darne conferma è l’Istat.

La scuola vive gli annosi problemi di sempre che vanno dalla mobilità alla supplentite, dalla carenza di organico alle strutture fatiscenti e spesso pericolanti.

Nel report “L’inclusione scolastica: accessibilità, qualità dell’offerta e caratteristiche degli alunni con sostegno” si focalizza l’attenzione su come le istituzioni scolastiche siano idonee o meno ad accogliere ed includere alunni e studenti con disabilità.

I risultati, da Nord a Sud, isole comprese portano, manco a dirlo, il segno negativo. Il 36% dei docenti destinati ad alunni ed alunne con particolari necessità non è neppure specializzato, sostiene l’istituto di statistica. Quindi non idoneo a soddisfare quei bisogni di apprendimento e di inclusione a cui avrebbero diritto. C’è di più.

Il 41% degli alunni con disabilità, vale a dire uno su quattro, ha cambiato docente, e quel che è più grave, più volte nel corso dell’anno. La ‘supplentite’ che la #buonascuola avrebbe dovuto eliminare una volta per tutte è addirittura aumentata, sostiene la Cisl-scuola (sono 150mila i docenti temporanei).

E se questo è di per se un fattore negativo nel percorso insegnamento/apprendimento in situazioni di normalità, lo è moltiplicato per mille con alunni svantaggiati, perdere le figure di riferimento.

A risentirne, in primis, l’inclusione scolastica, l’accettazione del ‘diverso’ da parte del gruppo, il riconoscimento ed il rispetto per chi parte svantaggiato fisicamente o intellettualmente.

Garantire la continuità tra docente-studente non solo è di fondamentale importanza nel processo formativo-inclusivo ma è segno di civiltà.

E invece, sostiene l’Istat, questa continuità è ancora lungi dall’essere garantita. A questo si aggiunge, come detto, che il 36% degli insegnanti destinati al sostegno non ha alcuna specializzazione.

Per la loro assunzione si attinge dalle liste curriculari, ovvero dalle graduatorie destinate all’intero gruppo-classe e quindi non formati per i casi specifici degli alunni con disabilità. La graduatoria degli insegnanti idonei non è sufficiente a soddisfare la domanda.

Il picco maggiore si registra al Nord, il 49% rispetto al 21% del Sud. Tutto questo ha diversi risvolti negativi che vanno dall’assenza di formazione al non saper utilizzare le strumentazioni adeguate, con tutte le conseguenze facilmente comprensibili.

Sempre, secondo il report Istat, una scuola su quattro è carente di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con bisogni speciali. Meno di un istituto su tre, nel Paese, è accessibile ai disabili.

Tra le regioni più virtuose la Valle d’Aosta, con il 66 per cento di scuole a norma, e la Provincia autonoma di Bolzano, con il 47. Al Sud le percentuali sono decisamente più basse e la strada da percorrere per garantire il diritto all’inclusione è ancora tanta.

Una matassa, sostiene l’Anief, che solo il Miur potrebbe sbrogliare. Se solo volesse. “Basterebbe riaprire il doppio canale e adeguare gli organici per garantire la continuità didattica e il diritto all’istruzione: se lo Stato forma e poi non assume a tempo indeterminato, riaprendo le GaE, possono partire tutti i corsi che il Miur desidera, ma avremo sempre cattedre da coprire in corso d’anno”, denuncia Marcello Pacifico.

Insomma, non sarebbero i docenti specializzati a mancare. Ma la volontà politica a saperli reperire e utilizzare adeguatamente.

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