LA REGIONE TOSCANA FARÀ RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE CONTRO IL DECRETO SALVINI

DI ENRICO ROSSI

La Regione Toscana che mi onoro di presiedere domani farà ricorso alla corte costituzionale contro il decreto Salvini. Lo farà perché può, come sancito dalla Costituzione all’art. 127 e lo farà perché deve, come terra di diritti umani e solidarietà. Riteniamo che il decreto sicurezza tocca direttamente e indirettamente le materie concorrenti. Quelle su cui, come prescrive l’art. 117 della Costituzione, abbiamo potestà legislativa come Regione. Vale a dire: l’assistenza sanitaria, il diritto alla casa e all’istruzione. Diritti essenziali che vanno garantiti senza distinzione di sesso, di razza e di religione. A conferma di quel che dico ricordo infatti che su queste materie abbiamo appena legiferato, presentando a fine dicembre una legge per la tutela dei «diritti essenziali della persona umana». Ricorriamo alla Consulta quindi anche in forza di questo. Questo nostro ricorso, ne siamo certi, interpreta inoltre il sentimento di migliaia di Sindaci e servitori dello Stato, di milioni di donne e uomini cittadini italiani. Ricorrano i Sindaci e gli altri Presidenti di Regione, ricorrano i richiedenti asilo. Si è aperto un varco per ristabilire il rispetto dei diritti umani. Questa non è propaganda e non è provocazione, ma è la certezza che la ferita inferta può essere riparata. Il Ministro degli Interni che, essendosi sino ad ora accanito con buon gioco sugli ultimi e sui più deboli, deve ancora dar prova del suo coraggio, non perda questa occasione e impugni la nostra legge regionale. Si ricordi però che un suo alleato storico, il già premier Silvio Berlusconi, nel 2010, quando la Lega governava e faceva sanatorie con lui, impugnò un’altra nostra legge, gemella dell’attuale, perdendo dinanzi alla Consulta. La bestia d’odio che Salvini ha scatenato nel paese e le battute di caccia al “capro espiatorio” che egli conduce in prima persona o per procura, potrebbero svelarsi presto per quello che sono: tigri di carta. Apparentemente terribili, ma in realtà impotenti.