“QUOTA 34” DIVENTA LEGGE: AL SUD IL 5℅ IN PIÙ DEGLI INVESTIMENTI STATALI?

DI GEPPE INSERRA

Alla vigilia della discussione parlamentare sull’autonomia differenziata propugnata dal Veneto, dalla Lombardia e da altre regioni settentrionali, qualcosa si muove per il Mezzogiorno. È tutto da vedere se e quanto la novità contribuirà a ridurre il divario che separa il Sud dal resto del Paese (di qui il punto interrogativo del titolo), ma sta finalmente prendendo corpo il sistema di monitoraggio della cosiddetta “quota 34”, la norma che vincola la suddivisione degli investimenti statali al parametro della popolazione residente. La ministra per il Sud, Barbara Lezzil’aveva promesso. È stata di parola.
Sulla base di tale disposizione, varata dai precedenti Governi ma mai effettivamente attuata proprio per la mancanza di strumenti di controllo, al Mezzogiorno dovrebbe spettare il 34% delle spese in conto capitale effettuate dallo Stato. Si tratterebbe di un serio contributo all’attenuazione del divario, visto che le risorse effettivamente devolute alle regioni meridionale, allo stato attuale, non superano il 29%. Ben cinque punti in più, che potrebbero innescare concreti meccanismi di crescita, in un settore nevralgico qual è quello delle infrastrutture.
Ad accorgersene, per la verità, non sono stati in molti, ma la Legge Finanziaria 2019 contiene espresse misure per varare il tanto atteso strumento di monitoraggio (ringrazio l’on. Giorgio Lovecchio per la puntuale e tempestiva informazione fornita a Lettere Meridiane).
Inizialmente previsto all’art.44 del disegno di legge esaminato dalla Camere, il provvedimento è stato definitivamente approvato ai commi 597-600 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio licenziata dalla Camera il 30 dicembre scorso.
Le novità più importanti sono due. La prima è che negli investimenti che rientrano nella quota 34 figureranno d’ora in poi anche strade e ferrovie, in quanto la quota è stata estesa ai contratti di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Anas S.p.A. ed i contratti di programma tra il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.. Altro particolare importante: la norma si applica non solo ai contratti che verranno stipulati in futuro, ma anche a quelli vigenti.
L’altra novità riguarda il metodo, la cui indefinitezza aveva sostanzialmente congelato l’attuazione della “quota 34”. I programmi di spesa oggetto di verifica e monitoraggio saranno individuati annualmente dal Documento di economia e finanza (DEF), e non più mediante una specifica direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, com’era previsto in precedenza. Va detto che questa previsione era stata disattesa dai precedenti governi, in quanto la direttiva in questione non era stata mai adottata. L’aver demandato al DEF la materia dovrebbe garantire il rispetto della quota territoriale.
Per il solo anno 2019, l’individuazione dei programmi di spesa è demandata alla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF).
A determinare le modalità effettive di monitoraggio e di attuazione della norma sarà un nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che sarà adottato entro il 30 giugno 2019. Il decreto potrà stabilire, in alternativa al criterio di proporzionalità rispetto alla popolazione residente, un eventuale “altro criterio relativo a specifiche criticità”.
Sarà monitorato non solo il rispetto della quota territoriale ma anche l’andamento delle spese effettuate sulle somme erogate.
La quota del 34% si applica agli stanziamenti ordinari in conto capitale, ossia agli stanziamenti di bilancio dello Stato destinati a spese per investimenti e i contributi agli investimenti, compresi quelli finanziati dal Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese. Sono invece esclusi (e ci mancherebbe altro) gli investimenti erogati dal Fondo sviluppo e coesione (FSC) o dai Fondi strutturali e di investimento europei (SIE), e relativi cofinanziamenti nazionali, trattandosi di risorse aggiuntive già dirette, in via prevalente, alle regioni del Mezzogiorno.
La norma sarà interamente operativa a partire dal 2020. Che reali prospettiva schiude? Potrebbe trattarsi di un’importante novità, che da un lato potrà rendere più certe e trasparenti le procedure di riequilibrio territoriale della spesa pubblica e dall’altro potrà sviluppare la capacità di progettazione dei centri di spesa interessati a favore del Sud.
Il provvedimento prevede infatti che le amministrazioni interessate, entro il 28 febbraio di ogni anno (entro il 31 agosto 2019 soltanto per quest’anno, in sede di prima applicazione della norma) trasmettano l’elenco dei programmi di propria competenza al Ministro per il Sud.
Sembra un adempimento soltanto formale, ma non è così. I programmi dovranno infatti preventivamente prevedere il rispetto della “quota 34”.

Ma sarà proprio così? riuscirà la nuova norma a riequilibrare effettivamente la ripartizione territoriale degli investimenti pubblici? C’è già chi avanza forti perplessità, osservando come il trend degli investimenti nel biennio 2019-20 sia già fortemente sbilanciato, naturalmente a favore del Settentrione. Secondo alcuni analisti, il 29% che , come abbiamo detto, rappresenta più o meno la spesa storica degli investimenti nelle regioni meridionali è già fortemente ridimensionato nei programmi d’investimento per il prossimo biennio. Anzi è destinato a crollare. Altro che 34%…

Una ragione in più per monitorare e controllare con serietà e con rigore. Basterà ad evitare l’ennesimo scippo del Partito Unico del Nord ai danni del Sud?