RAFFAELLA DONVITO VIVE E MUORE DA POVERA, MA ERA MILIARDARIA

DI RENATA BUONAIUTO

Raffaella Donvito aveva 78 anni ed abitava da anni a Milano in via Lulli, 1. Nel mese di Aprile scorso il suo corpo è stato ritrovato senza vita nel suo appartamento. Pare fosse malata già da tempo ma non aveva un “buon rapporto”, con i medici ed aveva rifiutato di sottoporsi a cure ed accertamenti. I vicini di casa la descrivono come una donna riservata, schiva e negli ultimi tempi completamente sola.
Era nata a Tripoli, ma da anni viveva nel nostro paese, di lei raccontava sempre poco, ma era molto attenta alle necessità altrui, mostrando a tutti disponibilità e buon cuore.
Alla sua morte, per oltre un mese la salma è rimasta all’obitorio del Policlinico, nessuno si è preoccupato della sepoltura al punto che il Comune di Milano ha disposto di procedere ad un funerale a suo carico.
La donna sembrava dunque una delle non rare persone, sole e presumibilmente anche indigenti ma, i suoi vicini di casa hanno svelato una storia ben diversa. In quello stabile la Donvito possedeva ben due appartamenti e da accertamenti successivi si è scoperta anche l’esistenza di ulteriori proprietà e terreni fra Milano, Bergamo, Como e Mantova.
Non si sà se abbia lasciato un testamento, certo è che l’unica parente è una cugina che vive negli Stati Uniti.
Come spesso accade in questi casi, le chiacchiere non hanno tardato a spiccare il volo. Una casa di riposo pavese “Monsignor Pertusati”, pare abbia ricevuto una donazione anonima di oltre 2,7 milioni di euro, legittimo ipotizzare, fosse stato un ultimo gesto di solidarietà dell’anziana Raffaella. Ma il direttore Maurizio NIutta, nega ogni possibile collegamento. Resta dunque avvolta nel mistero la sua morte, la sua solitudine, i suoi silenzi.
Ed allora possiamo volare di fantasia ed immaginare, che dietro quella porta, Raffaella abbia ascoltato i rumori del mondo, assorbendone problemi e sofferenze. Le abbia fatte sue, portandone attraverso la malattia anche tutto il peso. Abbia voluto provare la solitudine e la povertà, per percepirne fino in fondo quanto fosse difficile andare avanti. E nel silenzio della sua casa abbia mosso i fili con discrezione ed amore per aiutare quanti avevano realmente bisogno di una mano tesa, di un abbraccio.
Il suo desiderio, confidato ad una vicina era solo quello di poter essere un giorno sepolta a Pavia, vicino a sua madre, speriamo che almeno questo suo “volere”, possa arrivare a quanti nella sua vita ha ascoltato ed aiutato e che presto il suo corpo possa trovare conforto e calore proprio accanto a lei.