DI MAIO APPOGGIA I GILET GIALLI E ATTACCA (NUOVAMENTE) LA FRANCIA

DI ALBERTO EVANGELISTI

Settimane fa, quando le manifestazioni di piazza dei gilet gialli erano iniziate da poco ed erano nella fase più cruenta ad oggi registrata, girava in rete una sorta di barzelletta secondo cui il tal onorevole a 5 Stelle plaudisse l’iniziativa di piazza contro i governi, tutti da abbattere, salvo poi “scoprire” di essere lui il governo in questo momento.

Talvolta però l’umorismo da social nulla può contro la realtà ed ecco che arriva l’appoggio, quello vero, del Movimento 5 Stelle al movimento di protesta francese, peraltro con un endorsement proveniente niente popò di meno che da Luigi Di Maio in persona.

Il Ministro e Vice premier, nonché capo politico del movimento, pur con il dovuto distinguo riferito agli atti violenti, ha infatti espresso il proprio favore per i gilet gialli ai quali ha “offerto” l’utilizzo di Rousseau, la piattaforma ufficiale del movimento su cui è basato fra l’altro il meccanismo delle votazioni on line.

Ovviamente la notizia di per se ha fatto un certo clamore, più che per l’incongruenza evidenziata dall’ilarità dell’umorismo che era nato su una simile possibilità perché, nei fatti, si tratta di un esponente del Governo italiano che esprime il proprio appoggio ad un movimento considerato da un Governo europeo e alleato come in gran parte compromesso da finalità sovversive, tanto da far lanciare in diverse occasioni ai servizi segreti d’oltralpe svariati allerta legati alle manifestazioni del movimento stesso.

Tralasciando alcune defiances di cui quegli stessi servizi si sono resi colpevoli nel recente passato, rimane il dato politico non banale, tanto da ricevere una risposta piccata da parte francese secondo cui Salvini e Di Maio dovrebbero preoccuparsi di fare “pulizia a casa loro”.

Di Maio però non ci sta e tiene il punto ricordando alla Francia “quando il suo presidente, Macron, parlando del nostro governo ci aveva paragonato alla lebbra”.

Ovviamente la mossa grillina ha uno scopo politico ben preciso e legato, tanto per cambiare, alle prossime elezioni europee: in Francia, come del resto è successo in Italia, la fronda del malcontento generalizzato, se vogliamo del populismo, si sta allargando notevolmente. L’operazione tentata, se vogliamo in maniera un po’ spregiudicata, è quella di fornire al dissenso francese un elemento catalizzatore per trasformare movimento di piazza in movimento “partito”, una sorta di gemello d’oltralpe.

La spregiudicatezza deriva dal fatto che, inquadrando i gilet gialli in una sorta movimento gemello in salsa francese, Di Maio fa una analisi molto approssimativa: i gilet gialli infatti, pur nati da un unico episodio scatenante (la protesta dei trasportatori a seguito delle famose accise sui carburanti), sono in breve esplosi manifestando numerosissime anime, molto differenti fra loro e talvolta in aperto contrasto l’una con l’altra. Basti pensare all’intimidazione (che sarebbe più appropriato chiamare apertamente minaccia) effettuata dalla parte più intransigente del movimento ai rappresentanti di coloro che, invece, intendevano avviare la trattativa con Marcon.

La vicinanza quindi dei 5 Stelle ai gilet gialli potrebbe essere semmai utile esclusivamente come pars destruens della politica continentale, senza tuttavia offrire nulla dal punto di vista della costruzione alternativa.

Sarebbe poi curioso, a margine della trattativa fra i due movimenti, chiedere ai rappresentanti della protesta francese, cosa pensino del Decreto Sicurezza votato dai 5 Stelle, ed in particolare cosa pensino della norma che inasprisce notevolmente le pene per le manifestazioni di piazza ed i blocchi stradali.

L’impressione, non nuova peraltro, è che Di Maio e i suoi continuino, un po’ per difficoltà d’adattamento, un po’ per convenienza, a voler recitare molti ruoli in commedia: quello del re e quello del giacobino.

Speriamo per loro che si accorgano del disguido prima di far partire l’ordine per le ghigliottine.