GRIDA SPAGNOLE E SILENZI EUROPEI

Oggi, le élites europee si sentono sotto attacco; come si sentivano sotto attacco negli anni Trenta. E, come allora, su diversi fronti e da parte di nemici tra loro sostanzialmente diversi.
A questo punto, si tratta di capire quale sia, per loro, il nemico principale. Per Bruxelles e per gli europeisti senza se e senza ma, un punto d’appoggio essenziale per dividere il fronte avversario; per noi, diciamo così non allineati, un elemento importante per definire meglio la nostra posizione nello scontro in atto.
Finora, Bruxelles è volutamente rimasta nel vago. Gridando “al lupo” nei confronti dei “populisti” e dei “sovranisti” ma senza mai prendersi la briga di fornire nomi, cognomi e indirizzi degli autori del reato nonché l’esatta natura del medesimo.
Tutto questo non è soltanto frutto di pigrizia concettuale. Perché alla base c’è anche l’impossibilità di chiarire sino in fondo il proprio pensiero; di dire apertamente che per i difensori dell’Arca i nemici principali non sono Salvini e i bannoniani ma i 5Stelle, i Gilet gialli, Podemos e Mèlenchon.
Un’asserzione che potrà sembrarvi scandalosa ma che ha due solidi punti d’appoggio.
C’è il precedente degli anni Trenta: quando governi e gruppi dirigenti conservatori considerarono, fino allo scoppio della guerra e magari anche immediatamente dopo, nemico principale non già la Germania di Hitler ma l’Unione sovietica di Stalin fino a preferire, nell’ossessione della difesa dell’ordine economico costituito, Hitler a Blum..).
Ma ci sono anche i messaggi e i silenzi del tempo presente: ben chiari nel corso della crisi italiana (dove sotto accusa è lo sforamento dei vincoli di bilancio e non l’atteggiamento verso i migranti); e ora di un’evidenza solare nel caso spagnolo. Non a caso scomparso completamente dai nostri schermi.
In Spagna, stanno accadendo, contemporaneamente, tre cose.
Primo, si stava concludendo l’accordo tra il Ppe, Ciudadanos e i neofranchisti di Vox sulla base dello “sradicamento del socialismo” in Andalusia (un “bolsonarismo dal volto umano”). Ora rimesso in discussione ma da Vox (poco entusiasta del fatto di essere ricondotta a un ruolo di supporto esterno); e, udite udite, dalla sua richiesta di abrogare una recente legge che punisce, nello specifico, l’omicidio di genere. Come andrà a finire non lo sappiamo; ma le trattative non sono state affatto interrotte.
Per altro verso, il tentativo generoso di Sanchez di costruire un’alternativa di sinistra di tipo riformista appare bloccato sul nascere su almeno tre fronti.
Niente traslazione della salma di Franco dal suo mausoleo: no reciso dei “liberali” di Ciudadanos (tanto cari ai loro confratelli europei…) e del Ppe ( come sopra); no ipocrita della Chiesa (“occorrerebbe il consenso dei familiari”) e fanatico dell’ordine religioso custode dei luoghi (il responsabile è stato candidato della “Falange spagnola” alle ultime europee; no silenzioso dei militari.
Niente ripresa del dialogo con gli indipendentisti catalani nel quadro di risistemazione federale della Spagna; perché non ci può essere dialogo quando i loro dirigenti rimangono in prigione sotto accuse sempre più pesanti, senza nemmeno la soddisfazione simbolica di essere carcerati in Catalogna.
Infine, e soprattutto, nessuna possibilità di successo del piano di redistribuzione e di rilancio degli investimenti pubblici progettato dal governo. In un quadro in cui il silenzio tombale dell’Europa su questo e su tutto il resto non può assolutamente essere interpretato come assenso: è vero, la Spagna ha una disoccupazione al 15% e disuguaglianze crescenti: ma ha anche, quello che più conta, un debito pubblico al 100% e ha accumulato deficit di esercizio lungo gli ultimi dieci anni. E a formulare questa impropria richiesta, sarebbe un governo con presenze poco raccomandabili. E allora…
E allora, previa distruzione di qualsiasi prospettiva di sinistra, l’elettorato si sposta sempre più a destra. Oggi la coalizione, compresa Vox al 10%, sta al 50% e cresce.
Come volevasi dimostrare.