IN SEI MILIONI PER ‘LA COMPAGNIA DEL CIGNO’. E PER ‘IL BASTARDO’ PROF BONI

DI CHIARA FARIGU

Quasi 6 milioni di telespettatori hanno tenuto a battesimo “La compagnia del cigno”, la nuova fiction andata in onda ieri sera su Rai 1. Adolescenti e musica classica, gli ingredienti della serie che ha sbaragliato la concorrenza e le altre reti Rai che puntavano su programmi di prima serata già collaudati.

Matteo, Sara, Barbara, Domenico, Robbo, Sofia, Rosario, sono sette ragazzi, ognuno con la sua storia, la sua  solitudine,  le sue fragilità. Ma con una passione in comune: la musica che farà da collante alla nascita di un’amicizia e di un gruppo a supporto di ogni contrarietà ed ostacolo che la vita riserva loro. A cominciare da quelle che quotidianamente incontrano al conservatorio che frequentano.

E poi c’è lui, il ‘bastardo’, ovvero il temutissimo prof. Marioni alla ricerca di talenti da far suonare nella sua orchestra. E loro, i ragazzi, sono dei veri talenti. Ognuno a modo loro. Ma ancora nelle loro individualità. Tanti voci, seppur bellissime, che devono imparare a fondersi e ad andare all’unisono sotto la guida dell’integerrimo prof.

Severo all’inverosimile, intransigente, collerico, appunto ‘bastardo’, come viene etichettato dai colleghi e dagli stessi studenti. Il cui compito, sostiene, è di far comprendere se hanno talento e se non lo hanno rimandarli a casa. Dove potranno suonare nell’anonimato delle loro camerette.

Sarà lui, Mariani, interpretato da un Alessio Boni in grande spolvero, a costringere sei dei suoi studenti a formare una compagnia per supportare il nuovo arrivato, Matteo, che si trascina il dramma, mai superato, del sisma di Amatrice, città da cui proviene, e la perdita della madre.

I ragazzi, inizialmente titubanti scoprono di avere delle affinità e queste che saranno il preludio di un’amicizia duratura. La chat, utilizzata per decidere i loro incontri, dapprima quasi obbligati, si fa col passare dei giorni incandescente. Matteo propone di assegnarle come nome ‘La compagnia del cigno’, in onore di Giuseppe Verdi che era soprannominato il Cigno di Bussetto.

Sullo sfondo le storie personali dei sette musicisti in erba. Storie soprattutto di solitudine, di affetti venuti meno, di aspettative forse troppo grandi a cui doversi adeguare a costo di sacrifici non facili da reggere. Anche il ‘bastardo’ ha il suo fardello da portare sulle spalle. Le sue fragilità che sa ben mascherare con l’intransigenza ed il rigore. Prima di tutto su se stesso.
Stasera la seconda imperdibile puntata.