ITALIA SI’ ITALIA NO. REFERENDUM PROPOSITIVO, POVERA ITALIA !

DI MARINA NERI

 

Il referendum propositivo, prevede la possibilita’ per i cittadini di proporre una legge, obbligando poi il Parlamento a discuterne il testo e legiferare dando vita ad una legge coerente con la volonta’ popolare.

In gergo comune, una iniziativa legislativa in mano al popolo, manifestazione altissima di ” democrazia diretta” in quanto tesa,evidentemente, ad eliminare l’intermediazione istituzionale conferendo ampi poteri ai cittadini.

Con il referendum propositivo i cittadini determinano principi, criteri cui deve rispondere una determinata legge e il Parlamento diviene organo redattore e ratificatore delle norme.

Un traduttore simultaneo, verrebbe da definire il Parlamento, atto a rendere in gergo legislativo una manifestazione di volonta’ popolare.

La Costituzione italiana non lo prevede, sebbene gli Statuti delle regioni a statuto speciale quali Trentino e Valle d’Aosta, lo contemplino.

Con il referendum propositivo la “proposta” di legge diverrebbe vincolante.

Dopo l’esito del referendum, che proponesse una legge, infatti, il Parlamento non potrebbe tergiversare, essendo tenuto solo a renderla in forma di legge per la promulgazione.

La Costituzione Italiana prevede solo lo strumento del referendum abrogativo, quale estremo baluardo a difesa della struttura stessa della Democrazia Parlamentare.

I padri Costituenti non lo annoverarono fra le scelte possibili proprio per non svilire la funzione parlamentare, che non puo’ esplicitarsi in una mera funzione notarile.

Il nostro Vangelo Civile,pero’, che non ha mai lasciato nulla al caso, ed e’ per questo che e’, a ragione, denominata la piu’ bella Carta al mondo, ha previsto l’iniziativa popolare nell’ attivita’ della normazione .

L’art. 71, infatti recita: Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi mediante la proposta, da parte di almeno 50 mila elettori, di un progetto redatto in articoli”

Ovviamente non e’ un istitito di c.d. ” democrazia partecipativa” concetto oggi di moda, in quanto, nella visione dei padri costituenti la sola volonta’ del corpo elettorale non produce effetti sull’ ordinamento. Occorre che sia il Parlamento, nella sua funzione ordinaria, a renderla legge.

Certo in Svizzera gia’ esso e’ modus operandi.

Anche negli Stati Uniti c’e’ la pena di morte.

Il fatto che altrove sia diverso non significa che l’erba del vicino necessariamente sia migliore.

Una piccola/grande digressione sia consentita.

L’introduzione del referendum propositivo era gia’ uno dei capitoletti della riforma costituzionale renziana.

Si’, ricordate bene. Quella della violenza sulla Costituzione avversata con il sorgere in tutta Italia dei Comitati per il No, che infiniti lutti addusero agli achei piddini.

Quella subdola manovra fu avversata a furor di popolo, un popolo in cui, se memoria non tradisce, vi erano anche i leghisti e i pentastellati.

E oggi, il Popolo diviene improvvisamente protagonista, e il referendum propositivo diviene solutore di tutti i mali italici.

E inizia il balletto Populista. Non sulla necessita’ del referendum propositivo ritenuto indispensabile oggi dalla maggioranza di governo. Ma sul quorum necessario affinche’ il referendum possa ritenersi valido.

C’e’ chi ritiene non necessario un quorum. Chi come la Lega ritiene valido un quorum del trenta per cento. E, al solito, per bilanciare il tutto se ne discutera’ in commissione a Montecitorio il 9 gennaio.

I soliti malpensanti faranno alcune considerazioni:
1) riforma costituzionale che fa entrare dalla finestra cio’ che il Popolo, tre anni fa, col referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, aveva mandato a calci fuori dalla porta;

2) passaggio da Repubblica Parlamentare a Repubblica presidenziale.

Non vi e’ chi non veda come il passo possa essere brevissimo. Con i ringraziamenti di Berlusconi che all’opposizione, apparentenente all’angolo, ha fatto e ottenuto di piu’ che quando era al governo.

3) il quorum tende ad abbassarsi sempre di piu’. Cui prodest? Cassandra direbbe: ai dittatori, ai nemici della democrazia! Dove i pochi, con l’astensionismo che impera, deciderebbero per i piu’.-

I soliti malpensanti, bene farebbero a tirare fuori dalle cantine dei partiti o dalle soffitte delle coscienze, i gazebo dei Comitati per il No, perche’ancora una volta, la volonta’ popolare e’ solo uno strumento, un comodi alibi. Cassandra docet.