SEI COLPEVOLE O RESPONSABILE?

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando punti il dito verso qualcuno, per attribuirgli una colpa, se rifletti bene, le altre tre dita della mano sono rivolte verso di te. Nel colpevolizzare l’altro, stai colpevolizzando te stesso. Pensaci bene prima di puntare l’indice, perché i colpevoli si giudicano solo in tribunale. Nella vita si valutano le responsabilità oggettive e soggettive. Perché la respons-abilità è l’abilità di rispondere, ed è un riconoscimento di potere, che va esercitato, in maniera appropriata ed efficace.
Rispondere non “reagire”: la differenza è fondamentale. Di fronte a un evento o a una scelta “rispondo” se sono consapevole, autonomo, attento, in rapporto con ciò che ho di fronte qui e ora; “reagisco” se il mio comportamento viene influenzato dal passato, fa parte del mio repertorio, divenuto oramai un mio copione fisso.
Colpevole vs responsabile, due parole che possono sembrare simili, ma che denotano un atteggiamento completamente diverso: disfattista in un caso, costruttivo nell’ altro.
Chi parla di colpe ha in genere una mentalità accusatoria, negativa, aggressiva. Chi parla di responsabilità è più positivo, collaborativo e serio. La responsabilità, per Krishnamurti : “non è un’attitudine che possiamo sviluppare, essa è la conseguenza di altre qualità acquisite (la consapevolezza, la libertà, la sensibilità e l’attenzione). La responsabilità viene da una visione creativa del mondo e della vita umana, in maniera più specifica scaturisce dal contatto con la nostra anima, dal collegamento della volontà personale con la volontà trans personale”.
La mente comune getta sempre la colpa su qualcun altro. È sempre l’altro che ti fa soffrire. Sono tua moglie, tuo marito, i tuoi genitori, i tuoi bambini; oppure è il sistema economico della società, il capitalismo, il comunismo, il fascismo, l’ideologia politica dominante, la struttura sociale oppure sono il destino, il karma, Dio… qualsiasi nome vi venga in mente!
La mente ha milioni di modi per evitare le responsabilità. Ma nel momento in cui dici che qualcun altro ti fa soffrire, allora non puoi fare nulla per cambiare. Cosa potresti fare? Solo subire e noi siamo così abituati alla sofferenza, ci crogioliamo nel dolore. E così andiamo avanti e ci ripetiamo come un mantra: quando la società cambierà e ci sarà il comunismo, ci sarà un mondo senza classi, allora tutti saremo felici; quando cadrà questo governo, le cose cambieranno. Prima non è possibile.
Come posso essere felice in una società povera? Come posso essere felice in una società dominata dal capitalismo, con un marito egoista, con un figlio disubbidiente, o con un titolare tiranno.
Scuse, scuse e scuse, sono scuse per evitare la semplice osservazione che: “Io sono responsabile di me stesso”. Nessun altro è responsabile per me; la responsabilità è assolutamente e completamente mia. Qualsiasi cosa io sia, l’ho creata io.
Confucio diceva: “Il vero signore è simile a un arciere: se manca il bersaglio, cerca le cause in se stesso”.
Quando avviene questa comprensione: Io sono responsabile della mia vita, della mia sofferenza, del mio dolore, di tutto ciò che mi è accaduto e che mi accade, io ho scelto che sia così; questi sono i semi che ho seminato e ora ne sto raccogliendo i frutti. Una volta che questa intuizione diventa una comprensione naturale, tutto il resto è semplice. Allora la vita comincia a prendere una nuova svolta, si muove in una nuova dimensione. Questa dimensione è una vera e propria rivoluzione, un mutamento, perché quando accetto le mie responsabilità, so anche di poter cambiare in qualsiasi momento decida di farlo. Nessuno può impedirmelo.
Quindi riduci la responsabilità all’ Uno, quell’ uno sei tu, non dimenticarlo, quando punti l’indice verso qualcuno.