GIORGIO CREMASCHI: “IL VENEZUELA È UN PARADIGMA. CON MADURO, CONTRO TRUMP E BOLSONARO”

DI GERALDINA COLOTTI

“Come Potere al Popolo dovremo avere un forte impegno di solidarietà con il Venezuela, con il suo popolo, con il legittimo governo del compagno Maduro”, dice Giorgio Cremaschi in questa intervista, rilasciata a ridosso dell’assunzione di incarico per un secondo mandato di Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, il 10 gennaio. Con Cremaschi, ex sindacalista FIOM e ora in Potere al Popolo, abbiamo parlato dell’Italia e dell’America Latina, e di quell’Europa dei banchieri che appoggia le sanzioni di Trump contro il Venezuela bolivariano.

Non ci sono alternative al capitalismo”. Un ritornello che le classi popolari hanno dovuto ingoiare spesso dopo la caduta dell’Unione Sovietica, finendo in un recinto di rabbia e di impotenza, attirate verso risposte distorte. Come ex sindacalista allergico ai compromessi come vedi la situazione attuale dal punto di vista del lavoro e del capitale?

Credo che questa sia la questione di fondo . Il rifiuto e la soppressione di ogni alternativa socialista al capitalismo è alla base della crisi della sinistra soprattutto nei paesi europei. Paradossalmente questa assolutizzazione del capitalismo – ricordo che fu la signora Thatcher a coniare l’acronimo TINA , there is no alternative– ha distrutto anche il riformismo socialdemocratico, che pure pensava di vedersi spianato il campo dal crollo del socialismo reale. Ricordo i nuovi orizzonti che si sarebbero aperti alla sinistra secondo la svolta della Bolognina per il superamento del PCI, nel 1989. Invece il trionfo del capitalismo libero da ogni contrasto e condizionamento ha risvegliato i suoi peggiori spiriti animali, che chiamiamo neoliberismo, travolgendo anche il compromesso socialdemocratico. La maggioranza delle sinistre europee ha quindi reagito a questo cambiamento adattandosi al liberismo, diventando liberale e abbandonando la questione sociale. Sostituita con l’ideologia dei diritti civili. Questa scelta ha portato ai successi degli anni 90 e dei primi dieci anni del nuovo secolo, così come alla catastrofe attuale della sinistra. Perché nel frattempo il mondo del lavoro è stato devastato e frantumato, il dominio del mercato e dell’impresa è diventato assoluto e anche il senso comune, non solo la politica, ha fatto proprio questo dominio. La Unione Europea é stato un acceleratore di questo processo di distruzione e dell’eguaglianza sociale, avendo come proprio obiettivo centrale lo smantellamento del potere contrattuale dei lavoratori e dello stato sociale. Così oggi in Europa è lo sfruttamento che domina il lavoro e siamo davvero all’anno zero per la sinistra. Che se non riparte dalla lotta alla megamacchina dello sfruttamento, non ha più ragione di esistere. 

Tu sei oggi un dirigente politico di Potere al Popolo. Una formazione nuova che per alcuni assomiglia, fatte le debite proporzioni di storia e contesto, all’alleanza bolivariana che ha portato il Venezuela, nel 1998, a liberarsi della IV Repubblica e a superare da sinistra la crisi dei partiti che avevano animato quella “democrazia” gradita a Washington e all’Europa. Invece Pap ha già subito una prima frammentazione, con il distacco di Rifondazione Comunista. Quali prospettive si aprono per Potere al Popolo in un’Italia che per la prima volta ha visto scomparire la sinistra? Cosa significa voler costruire un soggetto autonomo in quest’Italia?

Beh prima di tutto Potere al Popolo é una formazione politica che vuole essere diversa, quindi anche il tradizionale termine “dirigente politico” è inappropriato. Tra l’altro noi siamo la sola forza politica italiana che avrà due portavoce, uomo e donna, e che prende tutte le sue decisioni con assemblee pubbliche e poi con voto on line. Noi vogliamo essere un movimento di militanti sociali che hanno un progetto politico. Quindi non siamo interessati a riproporre aggregazioni della sinistra radicale senza cambiare profondamente metodo e programma di lavoro. Il distacco con Rifondazione Comunista nasce da qui. Purtroppo in Italia alla deriva liberista e moderata del principale partito delle sinistra, il PD, non ha corrisposto il crescere di una sinistra  radicale alternativa ad esso, anzi.. Quindi se si vuol ricostruire una sinistra di classe e di popolo bisogna prima di tutto essere e anche sembrare, cioè essere visibili, come alternativa sia alla destra, sia al mondo del PD. Qui si tratta di ricostruire una politica e una pratica sociale, nelle periferie, tra gli sfruttati. È un lavoro lungo, non un giro di valzer elettorale. Perché in Italia più che in altri paesi europei il campo degli sfruttati, per la ritirata e il tradimento della sinistra, è occupato da Lega e Cinquestelle, cioè da una forza di destra estrema liberista e autoritaria, come la Lega di Salvini ammiratore di Bolsonaro, e da un movimento populista, i Cinque stelle, che con quella destra governa e decide le cose peggiori. L’Italia è oggi un terreno di sperimentazione, negativo ma pur sempre tale, su come il potere capitalista possa recuperare la protesta sociale, scatenata dal suo stesso dominio, attraverso formazioni populiste di destra o comunque liberiste.  La Francia dei gilet gialli mostra come questa protesta possa  dilagare in rivolta, soprattutto se ha di fronte personale politico alla Macron.. Quindi l’Italia può rappresentare una soluzione di ricambio. Il populismo Lega Cinquestelle non mette certo in discussione lo sfruttamento del lavoro e tantomeno il capitalismo e neppure la UE o la NATO . Al massimo esso raccoglie il senso di ingiustizia popolare per trasformarlo in Vandea… Potere al Popolo si pone in alternativa sia alle vecchie, sia alle nuove classi dirigenti, per questo è anche coerentemente contro la UE, ove si sta preparando il ricambio tra la vecchia classe dirigente conservatrice e socialdemocratica, con quella conservatrice e populista. E PaP è rigorosamente e per l’uscita dell’Italia dalla Nato, strumento dell’aggressività imperialista euro-atlantica verso il resto del mondo.

Nella vostra compagine, alcuni compagni come l’economista Luciano Vasapollo confrontano le alleanze solidali come l’Alba, ideate da Cuba e Venezuela, con quelle asimmetriche di una Unione Europea guidata dagli interessi delle grandi istituzioni internazionali a scapito delle classi popolari. Anche per te dal continente latinoamericano arrivano suggestioni generalizzabili? O pensi che il ritorno in tromba delle destre nell’America Latina lasci ormai poco spazio ai quei progetti in cui ancora s’impegnano i governi progressisti latinoamericani?

Credo che oggi la prima cosa chiara che emerga dall’America Latina è che non ci sono terze vie.

O i governi progressisti e rivoluzionari di Venezuela, Bolivia, Cuba o il fascioliberismo di Bolsonaro, in mezzo o altrove non c’è nulla. Questo è centrale per come schierarsi, ma anche per capire che o si sceglie la via del socialismo, ovviamente adeguato al mondo del ventunesimo secolo, o c’è la reazione. Socialismo o barbarie torna vero come più di cento anni fa. Inoltre l’esperienza di Alba segna una prospettiva utile anche ad affrontare la crisi della UE, dei cui trattati diseguali Potere al Popolo vuole la rottura. In quella rottura i paesi dell’Europa Meridionale e del Mediterraneo potrebbero trovare in ALBA un esempio e un modello di nuovi rapporti. In ogni caso non credo che la controffensiva dell’imperialismo in America Latina sia altrettanto forte quanto quella che si scatenò dopo il golpe contro Allende in Cile. Certo ha marcato dei successi, ma ha anche subito una sconfitta clamorosa in Messico. Inoltre Bolsonaro  e compagnia hanno promesso fascismo e benessere, il secondo non lo realizzeranno di sicuro e presto dovranno pagare il prezzo delle promesse mancate. E avranno di fronte una sinistra che non è nelle condizioni di disfacimento di quella europea, con solide basi nei governi progressisti che resistono. Per questo gli USA stanno ora sposando la via del golpe in Venezuela, perché l’onda reazionaria da sola non ce la fa. Però anche in questo caso sono fiducioso sul fatto che l’imperialismo USA ed i suoi complici non siano  più così forti da farcela. E la resistenza dei governi progressisti darà forza anche al di processo di ricostruzione della sinistra anticapitalista e antimperialista in Europa. Processo a cui partecipa Potere al Popolo. 

Trump, Bolsonaro, Salvini, sono volti diversi di una stessa tendenza: occhiuta, protezionistica, bellicista e primitiva con cui il capitalismo cerca di uscire dalla sua crisi strutturale, raccogliendo consenso anche nelle aree che nel ‘900 avevano saputo dirigere i comunisti. Può il nuovo umanesimo con qualche tinta radicale proposto da Pap organizzare per il socialismo quelle masse deprivate e marginali come ha fatto il chavismo in Venezuela? Come si pone un compagno come te, che non ha attraversato la linea rossa della violenza politica negli anni ’70-80, rispetto alla chiusura degli spazi di agibilità politici, alle svolte repressive e ai ricatti che impediscono ai giovani di riappropriarsi della memoria forte del Novecento?

Come ho già detto, coloro che citi sono interpreti di un preciso progetto politico. Il loro populismo reazionario serve a indirizzare il malessere e la rabbia sociale dei poveri e degli impoveriti verso falsi nemici come i migranti oppure verso i poteri pubblici, non per le politiche svolte, ma in quanto tali. È il fascioliberismo. Trump  Bolsonaro e compagnia, Salvini compreso, hanno avuto dal potere capitalistico il compito di trasformare la rabbia popolare in Vandea. Hanno potuto farlo solo perché hanno avuto di fronte una sinistra che aveva rinunciato ad essere se stessa, oppure, come in Brasile, perché un golpe bianco aveva eliminato un antagonista vero come Lula. Quindi la risposta a costoro è la ricostruzione della sinistra che vuole il socialismo. Mi pare che anche  negli USA stiano nascendo movimenti alternativi a Trump che non hanno paura di parlare di socialismo. Non c’è altra via che riprendere la lunga marcia verso il socialismo, e noi di Potere al Popolo vogliamo intraprenderla, partendo proprio dalla organizzazione dei bisogni e delle lotte popolari. Per quanto mi riguarda penso che la ricostruzione della memoria del Novecento sia un punto centrale della lotta culturale per il socialismo. In Italia è dilagato, prima per opera di Berlusconi, poi per il PD, infine per opera dei gialloverdi LegaCinqueStelle, un senso comune anticomunista che alimenta il liberismo. Secondo questo senso comune, da un lato i comunisti sono accusati di essere responsabili dei guai attuali del popolo, dall’altro però sono anche colpevoli della violenza degli anni settanta. Da un lato i comunisti sarebbero colpevoli del liberismo, dall’altro di averlo combattuto e anche sconfitto negli anni 70 del secolo scorso.  È una ideologia fascistoide diffusa, della quale non a caso si avvalgono i fascisti  militanti per riemergere con tutto il loro armamentario. E non bisogna mai dimenticare  che la legislazione razzista e autoritaria di Salvini ha le sue basi nelle leggi varate dai passati governi PD. Quindi sì, noi che negli anni 70 abbiamo fatto scelte diverse oggi abbiamo due doveri: innanzitutto difendere con le unghie coi denti ogni forma di lotta e antagonismo, senza distinzioni in buoni e cattivi. In secondo luogo provare a costruire una memoria condivisa del Novecento, per difenderlo dai reazionari che oggi ci vogliono portare a prima della rivoluzione russa e anche a prima di quella francese.  

 Il Venezuela, potremmo dire, è un paradigma. Catalizza le paure delle classe dominanti che il socialismo possa tornare a essere, in concreto, un’alternativa, seppure in forme diverse. Dopo essere stato eletto il 20 maggio con oltre 6 milioni di voti, il 10 gennaio Nicolas Maduro assumerà l’incarico per un secondo mandato presidenziale: accompagnato dai movimenti popolari di mezzo mondo, ma avversato da tutte le forze reazionarie che ne contestano la “legittimità”. Cos’è per te la legittimità? Come state affrontando in Pap le questioni internazionali e perché non mettete apertamente in agenda la difesa di Cuba e del Venezuela?

Sì, il Venezuela è un paradigma. Si possono avere critiche su questa o quella scelta del governo bolivariano, come su tutto, ma ora si deve dichiarare da che parte si sta. O con la rivoluzione bolivariana, o coi golpisti reazionari sostenuti da USA e UE. O di qua o di là, e chi sta di là è un nemico. Come sai, ero in Venezuela con gli osservatori internazionali durante le elezioni presidenziali e ogni persona onesta ne avrebbe potuto verificare libertà e trasparenza. La destra ha deciso di boicottarle perché sapeva di perderle. La posizione della UE e dell’italiana Mogherini è scandalosa e complice dei peggiori fascisti. Per questo è giunto il momento di organizzare in Europa una vasta campagna di solidarietà con il Venezuela, con Cuba, con tutti i paesi dell’America Latina sottoposti all’offensiva fascioliberista e golpista. Anche come Potere al Popolo dovremo avere un forte impegno di solidarietà con il Venezuela, con il suo popolo, con il legittimo governo del compagno Maduro. Non permetteremo un altro Cile, i golpisti non devono passare.  E quando i golpisti saranno sconfitti, l’onda socialista riprenderà a salire.