IL MIO CAPOLAVORO: UNA BLACK COMEDY ARGENTINA SULL’ARTE E DUE QUASI AMICI

DI LUCA MARTINI
Il mio capolavoro (Mi Obra Maestra) è una black comedy divertente e divertita, con aperture soffici, persino un po’ soap, che racconta una storia di ‘quasi amici’, ovvero di amici impossibili, in quel di Buenos Aires: uno è Renzo Nervi, artista duro e puro, scontroso e arruffato, l’altro Arturo Silva, gallerista di mondo, sufficientemente astuto e incline al compromesso per surfare sul mercato.

Pronti via, e il film comincia col darci una piccola lezione, soffermandosi su un’opera, anzi sul capolavoro supposto, di Nervi: quando mai, in una mostra, stiamo un minuto (contate: dura addirittura 60 secondi) davanti a un quadro, mentre invece concediamo tempi assai più generosi alla letteratura o alla musica?
Verissimo: e in armonia con l’incipit ogni svolta di trama del film di Gaston Duprat, argentino, classe 1969, si legge come la pagina di un’abbecedario sull’arte contemporanea e i suoi luoghi comuni, dalla inutilità assoluta della stessa (proclamata da Nervi) alla mitopoiesi via mass media degli artisti che scompaiono dalle scene.
Nervi è un vecchio in caduta libera in un mondo che desidera solo novità, inseguito dai creditori, e infastidito dai ragazzotti che ancora lo venerano come un maestro; Silva lo aiuta con affaticato piglio manageriale, sopportandone bizzarrie e autodistruttivi colpi di testa, rimanendo in equilibrio precario sul crinale che separa affetto vero e puro cinismo. Ma sarà un incidente che costringe il pittore in ospedale, stremato e smemorato, sul punto del suicidio, ad aprire la partita definitiva tra i due. E tra i due e l’arte.
Bravissimi ed empatici gli attori, due facce che non si scordano, Guillermo Francella e Luis Brandoni, così come in un precedente fortunatissimo film di Duprat, Il cittadino illustre, era stato essenziale Oscar Martinez. Ma è essenziale pure il team di cui Gaston è solo un componente. Compare infatti l’abituale sceneggiatore, il fratello Andrés, mentre è produttore Mariano Cohn, di solito co-regista nonché inventore-produttore con Gaston di innovativi format televisivi, molto situazionisti, che in patria hanno spianato ai due la strada del cinema. Per queste loro imprese, sono stati spesi, un po’ a caso, i nomi di Ciprì e Maresco nonché quello dei Cohen. Non è un caso, però, che Il mio capolavoro, più ancora che Il cittadino illustre, parli un linguaggio veloce e diretto, senza pensosità autorali, anzi proprio privo di compiacimenti, col gusto popolare per le situazioni limite e la costruzione di gag a orologeria.