LA CONSAPEVOLEZZA VIENE DALLA CONOSCENZA, LA CULTURA E IL RISPETTO

DI CARLA VISTARINI

Ieri sera in tv, su Rete4 mi pare, facendo zapping mi imbatto in un programma in cui si parlava della famigerata partita di supercoppa Juve-Milan da giocarsi a Jeddah, in Arabia Saudita. Paese di limitazioni pesanti e continue dei diritti civili, sorattutto sulle donne. Paese che però siede su un mare di petrolio e forse perciò siede anche nella Commissione ONU sui diritti Umani. Molto divertente. Nella partita citata, di cui parlai in un altro post, le donne sono in apartheid costrette in una sezione apposita dello stadio e solo, in ogni caso, accompagnate, o meglio scortate, da uomini.
Nella trasmissione suddetta un folto gruppo di “intellettuali”, “pensatori”, e geni vari, in maggioranza uomini ovviamente, si accapigliavano a spiegare il perché e il per come della vicenda. Tutti con molti “se” e molti “ma”. In fondo che problema c’è? Ce ne sono tanti altri al mondo di problemi. E poi c’è l’economia mondiale. Vogliamo irritare gli sceicchi che poi non vengono più a comprare le borsette da migliaia di euro nelle nostre boutiques? O a comprarsi pezzi della nostra industria? O si arrabbiano come col giornalista Khashoggi e finisce molto male. Meglio non rischiare. Nella trasmissione ho intravisto esseri le cui facce in tv sono ormai ricoperte di ragnatele e muffa, sepolcri imbiancati, opinionisti un tanto al chilo che escono da un programma ed entrano in un altro senza soluzione di continuità, blaterando sempre le stesse tre o quattro frasi a memoria, tanto vanno su tutto, signora mia. Solo un paio di voci fuori dal coro e spesso zittite dalla foga del conduttore per il quale vigeva solo l’obbligo della velocità, “basta così, adesso parla tu, no parla tu, tu basta”, e non della compiutezza di pensiero. Un marasma in cui i suddetti “geni” i cui nomi non cito per indifferenza e sprezzatura, facevano a gara nel pigolare l’ecumenismo acritico dei nostri tempi, quello in cui, un colpo al cerchio e un colpo alla botte, se ci sguazzi dentro a dovere, una tessera del circolo “Noi siamo noi e voi non siete…” non te la nega nessuno. L’unica che ha detto una cosa netta e definitiva e cioè che mai e poi mai si dovrebbe giocare quella partita, punto e basta, è stata una coraggiosa giovane di origine marocchina, cresciuta in Italia, che con le unghie e con i denti difendeva quel po’ ( ormai solo un po’ per come vanno le cose) di emancipazione in più che ha conosciuto in Occidente, Qui in Italia. E mentre ciò accadeva ricordiamo che le donne soffrono in larghe parti del mondo condizioni inaccettabili. Che non sono solo fisiche, ma psicologiche. Che c’è in queste ore una ragazza di vent’anni appena, proprio araba dell’Arabia Saudita, che è trattenuta in Thailandia perché ha trovato il coraggio di fuggire dal suo paese di vessazioni, dove i primi carnefici erano i familiari. Voleva andare in Australia, e la stavano per rimandare indietro! E solo il passaparola mediatico della gente dei social ( in questo caso sì che funzionano) ha impedito questo obbrobrio e tradimento della dignità umana; che in Francia uno scrittore mediocremente noto e mediocremente inguardabile tiene banco sui media sostenendo che per lui le donne “dai 50 in su non esistono”. E meglio se le giovanette sono orientali; che un noto attore affronta oggi il giudizio per le pesanti e volgari aggressioni perpetrate durante la sua brillante carriera e protetto da quella; dove bambine di pochi anni in certi luoghi sono date in spose; e si potrebbe continuare a lungo. E solo una cosa salverà il mondo da queste nefandezze: la consapevolezza che sono nefandezze senza se e senza ma. Ci si deve vergognare. E la consapevolezza viene solo con la conoscenza, la cultura, e il rispetto. E leggi. Che si rispettano.