LA MONTAGNA DI ST VICTOIRE, PER ME E CEZANNE

DI BEBO MORONI

Questa è una delle innumerevoli viste della Montagna St.Victoire dipinte da Paul Cezanne. Come l’amico (che ogni tanto faceva saltare i nervi a Paul, così scientifico, ordinato, concentrato) Van Gogh riteneva meritevole di essere rappresentata una modesta sedia impagliata, quella montagna, di fronte a casa sua, per Cezanne era un soggetto vivente e mutevole, da indagare sino all’esasperazione. La sua montagna. Nel giorno che gli fu fatale, Cezanne, stava dipingendo, assorto, una veduta della Montagna St.Victoire. Arrivò un uragano e se lo portò via. Lo trovarono a parecchie centinaia di metri di distanza, le tele, i colori e i pennelli sparsi in una vasta area. Era talmente assorto, talmente preso dall’opera nobilissima di svelare ogni mistero, ogni sentimento in essa contenuto, ogni passaggio di luce su quella montagna che non si accorse della tempesta montante. Morì pochi giorni dopo di “febbre”. Il più grande artista di sempre (e mi assumo la responsabilità di questa affermazione assoluta).
Anch’io mi perdo nella Montagna St.Victoire, come mi perdevo, e mi manca come fosse una persona cara, nella montagna che sorge davanti a quello che era il nostro posto speciale, speciale senza nessun fuoco d’artificio. Speciale perché era nostro, mio. E quella montagna austriaca che svettava di fronte all’albergo,nel piccolo borgo rurale attraversato dalla Drava, era il termometro della mia vita e il mio psicanalista silenzioso. Arrivavo, posavo i bagagli e mi mettevo su una sdraio a guardare la “mia” montagna. Rassicurante, profonda, piena di misteri ma anche di risposte…