L’EMERGENZA IN USA ESISTE: SI CHIAMA TRUMP

DI MARINA VIOLA

Succede ogni volta che vado al centro commerciale con mia figlia Emma, che ha 12 anni: mi chiede di comprarle qualcosa e se dico di no, prima insiste e cerca di convincermi e poi tiene il broncio fino a quando siamo in macchina e le ricordo che deve imparare ad accettare dei sani rifiuti. È più o meno la stessa cosa che sta succedendo a Washington in queste ultime settimane: il presidente Donald Trump chiede al Congresso soldi per costruire un muro, non ottiene quello che vuole, quindi cerca di insistere bloccando parzialmente il governo federale e creando dal nulla una crisi nazionale che non esiste, sparando a zero su tutto e tutti. Non è ancora arrivato alla parte in cui tiene il broncio e la mamma gli dice di smetterla di fare i capricci. Purtroppo è un osso più duro di mia figlia.

LO SHUTDOWN E LE RICADUTE SUI LAVORATORI

Gli 800 mila impiegati federali a cui è richiesto di lavorare senza essere pagati cominciano a farsi sentire: molti fingono di essere in malattia e rimangono a casa, chi può si fa intervistare da radio e televisioni denunciando un disagio sempre più forte: alcuni non solo non riescono a pagare il mutuo o le rate della macchina, ma non riescono neanche a ottenere dalle istituzioni federali competenti medicine buoni alimentari su cui hanno contato per anni. Alcuni avvocati stanno preparando delle class action per riuscire a sbloccare questa situazione ormai assurda. Trump continua a sostenere che questi lavoratori sono dalla sua parte e capiscono perfettamente il motivo per cui sta facendo tutti questi capricci, ma secondo me si sbaglia. Le persone, anche quelle che hanno votato per lui, stanno diventando sempre più impazienti e arrabbiate. Trump chiede loro un sacrificio enorme per ragioni politichee non per una effettiva crisi nazionale, e questo punto aumenta l’insofferenza.

IL MURO NON SERVE. E NON BASTEREBBE NEMMENO

Intanto Trump e i suoi alleati parlano di una crisi nazionale che, dicono tutti gli esperti di immigrazione, semplicemente non esiste: il muro per la destra sarebbe necessario per fermare terroristispacciatori e altri poco di buono, visto che 3.755 sospetti terroristi avrebbero tentato di entrare illegalmente negli Stati Uniti. Quello che però non si dice è che la maggior parte di loro non è stata fermata al confine, ma negli aeroporti. Non solo: si tratta di persone colpevoli solo di avere lo stesso nome o di assomigliare ai ricercati. E, infatti, non sono stati arrestati né cacciati dal Paese. Se il presidente inventa un’emergenza nazionale potrebbe in teoria far costruire ‘sto benedetto muro senza l’approvazione del Congresso, complicando ulteriormente una situazione già difficile e precaria. Il fatto è che anche gli esperti ammettono che una barriera(che tra l’altro in parte esiste già) potrebbe certamente essere un deterrente per chi vuole entrare illegalmente in questo Paese, ma da sola non basta: occorre più personale per accogliere chi oltrepassa il confine, assistenti sociali, avvocati, guardie, e addetti che vaglino le richieste d’asilo. Per ottenere tutto ciò però occorrono soldi, tanti. Il muro da solo non serve a niente, se non a soddisfare una promessa politica senza fondamenta reali urlata a squarciagola da Trump durante la campagna elettorale. La senatrice democratica Kamala Harris ha dichiarato martedì 8 gennaio che il presidente è responsabile dello shutdown. «Il presidente tiene duro a causa del suo progetto vanesio, cioè il muro, a scapito di chi paga le tasse e di chi lavora senza essere pagato», ha aggiunto. Sempre martedì mattina, il vicepresidente Mike Pence ha fatto il giro dei maggiori network televisivi implorando i democratici di arrivare a un compromesso, mentre Trump per la prima volta da quando è alla Casa Bianca ha parlato dall’Ufficio Ovale al popolo americano cercando di convincerlo dell’imminente crisi che non esiste, usando informazioni false, come fa sempre. La crisi nazionale esiste, e si chiama Donald Trump. Fermiamolo prima che faccia ulteriori danni.

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