POCHI SOLDI PER GRANDI PROBLEMI: IL GOVERNO DIA GLI ZUCCHERINI AI CAVALLI

DI JACOPO MELIO

Ho deciso di scrivere questo articolo lungo ma necessario per chiarire una volta per tutte cosa comporterà realmente la “manovra del popolo” per un disabile. Molti, infatti, hanno mostrato entusiasmo al riguardo, ma se si approfondisce quanto formalmente approvato dal Parlamento (prossimo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) possiamo scoprire che si tratta solo di un’illusoria chimera.

Ah, tranquilli, per scrivere questo articolo ho chiesto aiuto ad esperti (compreso i colleghi di Handylex e della FISH), e pertanto in fondo a questa analisi troverete tutte le fonti necessarie per smentire qualsiasi attacco “di parte” che neghi l’evidenza.

Affrontiamo dunque alcuni dei temi che riguardano le persone con disabilità: cosa cambierà con l’attuale proposta del Governo?

  • PENSIONI

Nella legge di bilancio appena approvata non si trova traccia di questo aumento, né viene espressamente indicato che l’introduzione delle pensioni di cittadinanza riguarderà anche le provvidenze assistenziali riservate agli invalidi civili, ciechi civili e sordi.

Il Fondo previsto dalla legge di bilancio – che consta di 7,1 miliardi di euro per l’anno 2019, 8,05 miliardi per il 2020 e 8,3 miliardi dal 2021 – è denominato “Fondo per il reddito di cittadinanza” (e non anche “e per la pensione di cittadinanza”). L’ interrogativo riguarda l’impiego delle risorse finanziarie: quanta parte sarà riservata al reddito di cittadinanza e quanta parte alla pensione di cittadinanza? Una scelta piuttosto che l’altra determina l’inclusione di alcuni e l’esclusione di altri.

Quand’anche si volesse, paradossalmente, destinare l’intera dotazione del Fondo (6,1 al netto del miliardo per i Centri per l’impiego) all’aumento a 780 euro di tutte le pensioni di invalidità civile e le pensioni sociali, quella somma non sarebbe sufficiente: si valuti, infatti, che al 31 dicembre 2017 le pensioni e gli assegni di invalidità, cecità e sordità, di importo pari a 280 euro circa, erano poco più 1 milione (1.072.000). Se si moltiplica tale cifra per 500 euro e per 13 mensilità si comprende che il Fondo non può affatto garantire questa, pur encomiabile, soluzione.

Ciò comporta che qualsiasi intervento sulle pensioni assistenziali, in particolare quelle di invalidità, determinerà l’introduzione di criteri e limiti piuttosto stringenti, escludendo buona parte degli attuali titolari di pensione di invalidità civile (ma anche cecità civile e sordità). Pertanto gli unici aumenti previsti saranno quelli contenuti nella circolare INPS n.122 del 27 dicembre 2018 che indica gli importi aggiornati con la rivalutazione fatta sulla base di inflazione e costo della vita dell’ 1,1% (una media di 3 euro mensili a pensione!).

  • SCUOLA, FORMAZIONE, INCLUSIONE

Per gli interventi di integrazione scolastica degli studenti con bisogni educativi speciali, incluse le spese del personale (docenti di sostegno), la legge di bilancio prevede per l’istruzione di primo ciclo 3,49 miliardi nel 2019, riducendo di circa 70 milioni la previsione approvata dalla precedente legge di bilancio. Per l’istruzione di secondo ciclo, sempre per il 2019, sono stanziati 1,45 miliardi. Nella compilazione delle relative tabelle, a questa voce, è prevista una spesa via via in diminuzione (fino ad un miliardo di meno nel 2021).

Nell’ultimo anno scolastico a fronte di 248mila studenti con disabilità, 71mila sono rimasti senza insegnanti di sostegno e i docenti assegnati sono stati nel 36% dei casi insegnanti curricolari precari e non specializzati. Gli interventi precedenti per il 2018 sono stati di 3,6 miliardi, quindi 3,4 miliardi per il 2019, 3 miliardi per il 2021 e i 2,4 miliardi previsti per il 2021 sono a dir poco insufficienti. Non sfugga che un terzo di fondi in meno significa tradotto in cifre oltre 40mila insegnanti di sostegno specializzati in meno e milioni di ore di sostegno negate agli alunni con disabilità.

La legge di bilancio affronta anche, pur in modo piuttosto ambiguo, le necessità relative alle funzioni di assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale (AEC) degli alunni con disabilità. La legge 208/2015 (art. 1, comma 947) aveva previsto uno stanziamento di 70 milioni per far fronte a queste necessità (lo stanziamento valeva per il 2016). La legge 205/2017 (art. 1, comma 70) aveva concesso 75 milioni per lo stesso fine, ma per il solo 2018; nessuna cifra prevista o autorizzata per il 2019 e gli anni seguenti. Ora, la nuova legge di bilancio (art. 1, comma 561) prevede testualmente: “l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 70, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, è incrementata di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021”. Tecnicamente, non essendovi nessun precedente stanziamento autorizzato sugli anni citati, l’incremento è sullo zero, sicché 25 milioni anziché i precedenti 75 milioni annui sono la cifra finale destinata a tali funzioni.

Tabella comparativa (fonti in fondo all’articolo)
  • FONDO NON AUTOSUFFICIENZE

La legge di bilancio per il 2016 aveva aumentato il Fondo di 150 milioni di euro, portandolo quindi a 400 milioni annui e rendendolo strutturale cioè stabilizzato. La legge di bilancio per il 2017 aveva elevato la dotazione del Fondo a 450 milioni di euro, sempre strutturali. Venendo alla nuova legge di bilancio, la dotazione del Fondo (450 milioni di euro) viene elevata a di 100 milioni per il 2019, 2020, 2021. Anzi, per la precisione, ammonterà a 573 milioni per il 2019, 571 per il 2020 e 569 nel 2021. Quindi il Fondo verrà diminuito, a scalare, nei prossimi anni.

Il Comitato 16 Novembre, da anni “sentinella” del fondo e, in generale, dell’impegno delle istituzioni nei confronti della non autosufficienza, il 6 novembre 2018, precisava: “È uno sforzo irrisorio – dichiara la presidente, Mariangela Lamanna – Il Governo sa perfettamente che il fondo non autosufficienza ha bisogno di almeno 1 miliardo. E poi, questi milioni non vengono legati a un Piano per la non autosufficienza, che stabilisca criteri univoci su tutto il territorio nazionale: si continua imperterriti nell’errore di sempre. Per quale motivo non viene convocato il Tavolo nazionale per la non autosufficienza, che dopo 30 anni eravamo riusciti a mettere in piedi? Sono mesi che scrivo e non ricevo risposta: ribadiamo che i cittadini disabili gravissimi hanno bisogno di interventi seri: 600 milioni non sono minimamente risolutivi”.

  • FONDO PER IL DOPO DI NOI

La legge di bilancio dello scorso anno (legge 205/2017) aveva ridotto lo stanziamento per il 2018 e per il 2019 da 56,1 milioni a 51,6 milioni di euro del Fondo per il cosiddetto “dopo di noi”, mentre per il 2020 la dotazione rimaneva 56,1 milioni. Nella nuova legge di bilancio il Fondo viene riportato, per il 2019, alla cifra originale, quindi 56,1 milioni di euro: in pratica, un solo incremento per il 2019 di 5 milioni! (Assolutamente non sufficiente ed irrisorio).

  • FONDO PER I CAREGIVER FAMILIARI

La legge di bilancio dello scorso anno aveva istituito uno specifico “Fondo per il sostegno di cura e di assistenza del caregiver familiare”, assegnando 20 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2018-2020, finalizzato a sostenere “gli interventi legislativi per il riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del prestatore di cure familiare”. Tali interventi legislativi, che non esistevano all’approvazione di quel Fondo, mancano ancora oggi. Attualmente sono all’esame della Commissione Lavoro del Senato alcuni disegni di legge, ma il provvedimento effettivo è ancora agli esordi. Il che comporta che quel Fondo per il momento rimarrà integro e per un tempo imponderabile, tant’è che il comma 484 prevede che “al termine di ciascun esercizio finanziario le somme residue e non impiegate del citato Fondo, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al medesimo Fondo”. Rimane il fondato dubbio che tale disposizione valga per il futuro, ma che i 20 milioni di competenza per il 2018 siano ormai tornati nella disponibilità del Ministero dell’economia.

La nuova legge di bilancio incrementa la dotazione del Fondo di 5 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020, 2021. Ne deriva che la rimodulazione complessiva della dotazione del Fondo sarà di 25 milioni nel 2019 e 2020 e di soli 5 milioni per il 2021. Ribadiamo che questi fondi sono solo finalizzati a sostenere gli interventi legislativi (se ci saranno) e non ad un concreto supporto per i Caregiver famigliari, dal momento che non esiste ancora una normativa precisa che regoli la loro posizione.

  • FONDO PER L’ACCESSIBILITÀ E LA MOBILITÀ DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

Si è a lungo dibattuto e discusso attorno ai temi della concessione del contrassegno per la circolazione e la sosta delle persone con disabilità, dell’opportunità di attivare controlli più efficaci e tempestivi sui requisiti della titolarità, della necessità di agire in modo più stingente per impedire la sosta abusiva negli stalli riservati. Una delle soluzioni profilate, anche nel “Programma biennale d’azione sulla disabilità” (decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017, mai richiamato nemmeno in questa legge di bilancio), è il ricorso alla tecnologia e all’informatizzazione, ad esempio, creando finalmente una banca dati nazionale unica dei contrassegni che si possa interrogare e aggiornare in tempo reale.

Questo è il contesto in cui viene formulato, nella legge di bilancio, “l’intento” di istituire, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il “Fondo per l’accessibilità e la mobilità delle persone con disabilità”. Pur richiamando la legge n. 18 del 2009 (recante Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità) e in particolare gli articoli 9 e 20 della Convenzione stessa, le ambizioni reali appaiono molto più limitate: “copertura finanziaria di interventi volti alla innovazione tecnologica delle strutture, contrassegno e segnaletica per la mobilità delle persone con disabilità di cui all’articolo 381 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495.” Il decreto citato è il Regolamento del Codice della Strada e quell’articolo (381) riguarda appunto il cosiddetto “contrassegno disabili”. È di 5 milioni di euro la dotazione per il 2019.

Meno comprensibile il comma aggiuntivo che prevede successivi decreti annuali volti a definire “gli interventi finalizzati alla prevenzione dell’uso indebito dell’autorizzazione di cui all’articolo 381, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495.”. In sostanza, ogni anno verranno indicati nuovi interventi per scoraggiare e contrastare l’uso indebito del contrassegno. Niente a che fare, insomma, con le dichiarazioni del M5s a proposito di questo fondo (che citiamo: “Grazie ai 5 milioni per il neonato ‘Fondo per l’accessibilità e la mobilità delle persone con disabilità’, per la prima volta si daranno contributi ai privati per abbattere le barriere architettoniche”), o perlomeno non vi è traccia nella legge di bilancio di questa voce.

Ricordiamo che una misura prevista dal governo Gentiloni prevedeva lo stanziamento di 180 milioni spalmati in tre anni (20milioni per il 2017, 60milioni per il 2018, 40milioni per il 2019 e 60milioni per il 2020). Quindi anche se la cifra di 5 milioni per uno “speciale fondo” fosse ipoteticamente destinata all’abbattimento delle barriere architettoniche, sarebbe comunque irrisoria per non dire ridicola a confronto dei reali bisogni che nemmeno con i precedenti 180milioni siamo riusciti a sanare.

CONCLUSIONI:

Quanto riportato in questo articolo (con la collaborazione di specialisti del settore) è fatto di dati concreti e quindi non opinabili: fondi non aumentati, addirittura ridotti o, in caso contrario, comunque largamente insufficienti per delle politiche sociali che possano essere definite tali.
Per questo dovremmo ricordarci che quando si ha a che fare con la disabilità non ci si sta rapportando con un enorme contenitore di persone con apposta un’etichetta definita, ma con cittadini aventi bisogni personali e personalizzati.
Pensare ad una manovra che tenga di conto delle singole esigenze, in misure diverse, è l’unica strada possibile per parlare di un concreto supporto da parte dello Stato alla disabilità. Tutto il resto è pura propaganda atta a distrarre il popolo, talvolta incapace di svolgere autonomamente approfondimenti e verifiche, illudendolo di avere qualcuno accanto nel proprio percorso in mezzo alle difficoltà.