PUÒ RIPETERMI DI NUOVO IL SUO NOME

DI GIULIO ALBANESE

 

Viviamo in una società che ha davvero bisogno di redenzione. La sensazione che avverto spesso, ascoltando la radio, leggendo i giornali, seguendo la televisione o navigando in internet, è che l’egoismo nei confronti delle persone emarginate e dei sofferenti diventi paradossalmente un vanto per generare consenso. L’individualismo esasperato regna sovrano, mentre il rigurgito dei nazionalismi e dei populismi contamina le coscienze. Ciò che conta per molti, alla prova dei fatti, è spesso l’affermazione del proprio “io” sugli altri, contro ogni forma di alterità. Nei cosiddetti contesti aggregativi dove le relazioni sociali dovrebbero essere all’ordine del giorno, imperversano la confusione, il disordine, le negligenze, l’improvvisazione, le cose mal fatte, le situazioni ambigue e instabili. Occorre un discernimento profondo, una spiritualità più intensa, un sapere più alto, una capacità di riflettere più vigoroso, un’intelligenza morale che ponga un freno al selvaggio e prorompente interesse di parte. Mi sovviene allora, quasi istintivamente, una citazione della scrittrice statunitense Margaret Maron (che peraltro ha vissuto anche in Italia): “Ogni volta che iniziamo a pensare di essere il centro dell’universo, l’universo si gira e dice con un’aria leggermente distratta: “Mi dispiace. Può ripetermi di nuovo il suo nome?”.