SALVINI E DI MAIO: E SE FOSSERO TIGRI DI CARTA?

DI ENRICO ROSSI

E se fossero tigri di carta?
Di Maio appoggia il ribellismo violento dei gilet gialli e offre loro la piattaforma Rousseau, perché, si dice, vuole recuperare a sinistra.
La sinistra italiana democratica si è sempre battuta contro la violenza e le sue proteste non mettono a ferro e fuoco le città.
Salvini, per stringere alleanze in vista delle elezioni europee, incontra Kaczynski, leader polacco, che al pari di Orban, è noto per voler controllare i giudici e per essere nemico della libertà delle donne e della stampa.
Scandalizzarsi per il fatto che si tratta di due vicepremier che assumono posizioni eversive è giusto ma non basta.
Il ribellismo di Di Maio e del M5stelle si tiene insieme, in posizione gregaria e subordinata, alla destra estrema e xenofoba di Salvini spingendo il nostro Paese verso una democrazia illiberale in contrasto con la democrazia costituzionale.
Questa unione, o contratto, funziona senza risolvere nessuna delle istanze sociali di cui il M5stelle si era detto portavoce.
Nulla di serio si è visto per la scuola, per la sanità, per la tutela del lavoro, per gli investimenti pubblici, per la piena occupazione, per la produttività e per il Sud, e neppure per la redistribuzione della ricchezza.
Nulla di serio si è visto per la lotta allo scandalo insopportabile dell’evasione fiscale.
Persino il reddito di cittadinanza non corrisponde certo a quanto era stato promesso, e quota cento per i pensionati si sta rivelando una sorta di bluff.
Per non dire delle politiche contro l’immigrazione e del loro tratto xenofobo e razzista.
In questo senso il M5stelle si qualifica sempre più come funzionale ad uno spostamento a destra che assume tratti illiberali, che accresce il rancore e l’egoismo senza dare risposte alla questione sociale, alla necessità di una vera redistribuzione della ricchezza e di una strategia di sviluppo per il Paese.
Per la sinistra si aprono spazi immensi di iniziativa politica. A condizione di superare un dibattito interno troppo asfittico e di lavorare con coerenza e senza lasciarsi intimidire alla costruzione di una vera opposizione sociale e politica, di una visione della società basata sulla giustizia e sulla solidarietà, di un progetto di governo credibile e alternativo ai nazionalpopulisti.
Sulla legge sulla sicurezza di Salvini, quello che molti ritenevano per noi il terreno più difficile anzi da evitare, una prima risposta l’abbiamo data e il colpo lo hanno accusato.
Non abbiamo ancora vinto ma stiamo combattendo con coerenza per le nostre idee. Molti, più di quanti ci aspettassimo, credono in quello che stiamo facendo e sono disposti a darci fiducia e in autonomia a dare battaglia insieme a noi.
Altrettanto, io penso, dobbiamo fare per le altre questioni, quella sociale e quella democratica.
Ci vorrà tempo per risalire la china ma questa è l’unica strada che merita di essere percorsa.