GIUSTIZIA E’ FATTA. LICENZIATA PER FURTO MONOPATTINO RITROVA IL SUO POSTO

DI MARINA NERI

 

Una volta tanto ” l’inconsapevolezza” ha il sapore della Giustizia resa.
Non lascia in bocca l’ amaro sapore di una pietanza indigesta.

Eppure questi anni di ” inconsapevolezza” hanno infarcito le sentenze di ” assoluzione”.

Alcune davvero eclatanti. Come acquisti di case con vista Colosseo a prezzi irrisori, cene o festini con dubbi personaggi in odore di malavita da parte di esponenti politici.

Tutti immacolati e puri dopo il giudizio.

Poi accade un giorno…per caso.

Accade che in un capannone di un’azienda di rifiuti di Torino qualcuno attacca ad un piolo un monopattino funzionante, raccattato dall’ immondizia.

Accade che una dipendente lo vede, lo stacca, lo porta ad una collega di un altro settore, che sa essere madre di tre figli e le propone di regalarlo al figlioletto.

Accade che un bimbo e’ felice del dono, un giocattolo che il consumismo sfrenato ha relegato ad un destino di macero. E’ felice la madre che puo’ regalare un sorriso a un ragazzino di otto anni.

E’ felice il monopattino affrancatosi da un destino di oblio.

Quello che non sa Aicha Ounnadi, operatrice ecologica, e’ che la Cidiu Servizi, ditta della quale e’ dipendente, le contesta l’addebito: furto!

E un giorno…per caso diviene ” il giorno” del giudizio. Terribile, perentorio, implacabile.

Una equazione i cui dati sono : monopattino sottratto_ licenziamento.

Incredula Aicha. Dopo 11 anni di onorato servizio. Di una abnegazione totale al dovere.
Licenziata.

Un giorno…per caso, in cui un sogno per un bimbo diviene l’incubo per la sua mamma.

Chissa’ quanti pensieri le passano per la testa? Quante paure e ansie.

Le stesse,probabilmente, di quel monopattino di legno, destinato al sorriso, terrorizzato all’idea di essere il corpo di un reato, un reato cui segue un abnorme giudizio.

Aicha non si arrende.

Impugna il licenziamento.

Nonostante la testimonianza della collega, il giudice di primo grado giudica il più grave dei provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente, eccessivo ma dovuto in quanto il comportamento della donna violava il regolamento dell’azienda e lei non poteva non saperlo.

Dura lex, sed lex.

Un giorno…per caso La vita cambia e, in nome del Popolo Italiano, l’incubo diviene certezza: condanna.

Licenziamento confermato.

Si sente in colpa quel monopattino sapendo che la sua felicita’ e’ il dolore per chi gli ha donato una seconda vita.

Aicha non si lascia vincere dalla sfiducia e dallo sconforto.
Promuove appello, confidando nella forza della sua condotta.

Un giorno…per caso, una nuova sentenza.

La sezione lavoro della Corte di Appello di Torino ha ribaltato il provvedimento di primo grado. ” Il licenziamento e’ illegittimo, deve essere annullato per insussistenza del fatto e la dipendente deve essere reintegrata sul posto di lavoro”

La Corte di Appello di Torino ha statuito:
“Se anche il monopattino è stato sottratto dal cumulo di rifiuti che sono un bene aziendale, quell’episodio non basta per confermare il licenziamento della dipendente…L’assenza di consapevolezza dell’esistenza del divieto di asportare i rifiuti è imputabile all’azienda”

Un giorno…per caso nel sentire pronunciare queste parole: ” in nome del Popolo Italiano” quel popolo, quella donna stringono la mano della Giustizia.
E un monopattino continua a far parte dei giochi e dei sogni di un bambino.