GRAZIE CROTONE DIO RIPARTE DA MELISSA

DI COSIMO ANGELICA

Le parole sono pietre.

Lo sappiamo e ne siamo convinti tutti, ma ci sono dei silenzi più duri delle pietre.

Ieri a Melissa, nel crotonese, il silenzio di una spiaggia è stato improvvisamente interrotto da un grido d’aiuto.

Poi un altro e un altro ancora ma prima che se ne spegnesse l’eco, una folla di uomini semplici e generosi, incuranti di tutto, è entrata in acqua per salvare delle vite umane.

Non comprendevano la lingua di quei poveri naufraghi ma sapevano che erano uomini come loro e che erano in pericolo di vita.

Si uomini come loro, un concetto che stavano per dimenticare per non averlo espresso ad alta voce da tanto tempo, così come invece avevano sempre fatto, loro e i loro padri.

Un concetto che nella loro mente si sovrapponeva ad altre parole, dure come pietre, che ogni giorno altri ripetevano in modo ossessivo, sostenendo di parlare in nome del popolo.

Hanno incominciato a lottare in silenzio mentre caricavano e trascinavano corpi di uomini, donne e bambini per portarli in salvo a riva.

Sapevano che questo era il loro dovere di uomini e di cristiani, qualunque fosse la loro fede.

Non erano degli eroi ma non avevano paura mentre rischiavano la vita per gente sconosciuta.

Forse molti di loro non avevano neppure un lavoro e non sapevano come sfamare i propri figli ma adesso tutto questo non aveva alcuna importanza.

Niente aveva importanza e loro stessi, da veri italiani, orgogliosi dei propri natali e della propria storia, venivano dopo.

Prima di tutto veniva chi aveva bisogno.

Prima di tutto dovevano rispondere alla loro coscienza, alla loro pietà e alla loro umanità.

Nessuno di loro si chiese se fosse giusto, mentre nella loro mente si spegneva l’eco degli ultimi proclami sentiti sui 49 naufraghi appena sbarcati a Malta dopo una “Via Crucis” infinita.

Dovevano agire e basta, prima che accadesse l’inevitabile.

Dovevano portare a riva quegli uomini, in parte nudi, strappati con forza al mare.

A riva, dentro un albergo che aveva aperto tutte le porte per ospitarli al caldo, sani e salvi, compreso un neonato che con il suo pianto riempiva i cuori di gioia.

Tutto si è svolto in un silenzio assordante avvolto solo da un turbinio di grida disperate tra esseri umani che parlavano lingue diverse ma che si comprendevano perfettamente.

Queste persone anonime, che tutti dobbiamo ringraziare, hanno restituito l’onore al popolo italiano, l’onore che stavamo perdendo a causa di chi voleva che questo accadesse.

Forse qualcuno di loro poco prima aveva scritto su qualche social una di quelle frasi che per ora sembrano dominare il web come un incubo collettivo da cui viene difficile svegliarsi.

Non è da escludere e adesso, chi lo ha fatto, sarà costretto a meditare su se stesso e a provare vergogna.

Per fortuna, e l’ hanno dimostrato, la sveglia ha suonato e non solo per loro.

Ma c’è di più ed è di questo che dobbiamo ringraziarli maggiormente.

A loro insaputa e grazie ad una straordinaria coincidenza temporale legata allo sbarco appena avvenuto dei 49 migranti a Malta, questo episodio ha datato la fine di un’ epoca e l’inizio di un nuovo capitolo.

Tra poco lo comprenderanno tutti.

Il fronte della compattezza nazionale si era incrinato il giorno prima nelle acque maltesi e cedeva sempre di più, volente o nolente.

Alcune regole sono immutabili come le leggi della natura e quando qualcuno incomincia farsi delle domande senza trovare le risposte, quando il primo uomo incomincia a guardare nell’abisso della propria anima e a prendere coscienza di se stesso, vuol dire che il vento sta cambiando.

Il declino sarà inarrestabile ed è sempre più veloce della crescita.

Le parole, dure come pietre, non basteranno più.