GUIDO QUARANTA GIORNALISTA DI UNA SPECIE RARA: NON APPARTENNE A CLAN POLITICO-MEDIATICI

DI FABIO MARTINI

Su Facebook e sui media le celebrazioni enfatiche di tutti coloro che scompaiono, finiscono per parificare chi effettivamente lascia un’impronta duratura e chi viene amplificato perché espressione di qualche “circolo” amicale o di interesse. Guido Quaranta, giornalista solitario, non appartenne a nessun clan politico-mediatico, fu il primo che fece cadere il velo dell’ufficialità nell’informazione politica: irriverente con tutti, si intrufolava con espedienti fantasiosi, pur di conquistare le notizie. Vere e non filtrate da politici e portavoce. Aspettava Giulio Andreotti alle 6 e 30 del mattino al portone del suo studio, con il taccuino in mano. Di Sandro Pertini scrisse che aspirava a essere rieletto al Quirinale e il presidente gli gridò tre volte: “serva!” davanti a tutti, alla Camera. Massimo D’Alema si offese perché aveva scritto del suo carattere difficile. Franco Evangelisti, il braccio destro di Andreotti, lo schiaffeggiò. Per captare riunioni segrete, si travestiva: una volta lo chiusero un armadio per ascoltare un vertice del Psiup e rischiò di morire soffocato. A una riunione della Dc alla Camera lui e Augusto Minzolini si infilarono il grembiule nero degli inservienti e si misero a pulire le finestre. Dopo un po’ furono individuati e buttati fuori. Lapidarie le sue definizioni più recenti. Di Maio? Un figurino della Rinascente. Bersani? Sembra lo zio di un film di Pupi Avati. Maestro di indipendenza interiore, cacciatore di notizie e retroscena autentici, Quaranta è stato un maestro che non ha fatto scuola.