IL CASO BAGLIONI ED IL CORTO CIRCUITO DEL “PRIMA GLI ITALIANI”

DI ALBERTO EVANGELISTI

Capita in questo Paese che ci siano personaggi emblematici della definizione da manuale di “nazional popolare” e fra questi, uno degli esempi più attagliati è forse proprio Claudio Baglioni: cinquant’anni di carriera costellata di successi e applausi, concerti da tutto esaurito ovunque, anche a tanti anni di distanza dall’uscita dei suoi successi più noti, quella “Strada facendo”, la maglietta fina (che si chiama Piccolo Grande Amore, ma maglietta fina fa più nazional popolare) o  “E tu”, che ancora oggi appassionano le masse, o ancora quei brani più maturi, anche difficili se vogliamo come “La piana dei cavalli bradi” che, se non hanno accresciuto la sua popolarità, ne hanno dato l’immagine di un autore tutt’altro che banale.

Poi le esperienze televisive, anche queste di gran successo con, da ultimo, la conduzione delle ultime due – la passata e quella che sta per giungere – edizioni del festival della canzone “nazional popolare” (non a caso).

Capita anche, sempre nello stesso Paese, che quel campione di popolarità, fra una canzone ed una edizione di San Remo, parli anche d’altro e faccia anche altro.

E’ capitato, per esempio, lo scorso anno quando raccolse assieme al Vaticano 700 mila euro da consegnare ai terremotati di Amatrice, suscitando il plauso del fronte “prima gli italiani”: “Signora mia, finalmente qualcuno che si preoccupa dei nostri terremotati e non fa come quei buonisti radical chic che pensano solo ai migranti, del resto a me Baglioni è sempre piaciuto…poi è anche un bell’uomo, va detto”.

Capita poi che Baglioni, lo stesso Baglioni, a distanza di un anno, fra i tanti argomenti che avrebbe potuto toccare, scelga proprio l’accoglienza, peraltro con parole dure verso “la farsa” a cui abbiamo assistiti in questi giorni. Il riferimento è ai 49 migranti lasciti in mare per giorni sulla nave ONG Sea Watch.

Apriti cielo, spalancati terra: Salvini corre sul social di turno a far sapere ai suoi che Baglioni lo preferisce quando canta (del resto ha detto anche di amare l’anarchico De André, quindi tutto può essere).

Del resto, si sa, i cantanti devono solo cantare e non parlare di cose che non li riguardino.

Prego avvisare della cosa Guccini, i Nomadi, la PFM, ma anche Bob Dylan, Patty Smith…i Pearl Jam no, a loro ci ha già pensato Rita Pavone.

La neo presidente di Rai 1 annuncia decisa che Baglioni non presenterà più all’Ariston finché ci sarà lei.

La “carica!” è suonata e le truppe dell’esercito nazionaliste lanciano l’assalto social al cantante improvvisamente divenuto nazional (im)popolare: “Signora mia, ma cosa vuole questo Baglioni, con tutti i soldi che guadagna e con tutte le case che ha, fa presto lui a parlare, poi mica li mettono a casa sua! poi tutti i soldi che gli dà la Rai per presentare San Remo! Che vergogna! Pensi alla musica invece di parlare di migranti…ma poi, ha visto come si è tutto rifatto? Non si guarda…se proprio ha tanta voglia di far solidarietà pensi ai nostri terremotati, poveretti!”

“Ma lo ha fatto. L’anno scorso, ricorda? Quando raccolse 700 mila euro per i terremotati con un concerto a Natale? Anzi, 707 visto che dal centro africa, si quel posto dove di soldi proprio ce ne sono pochini, aveva raccolto 7000 euro proprio per i nostri terremotati; insomma si vede che Baglioni agli italiani ci ha pensato e, incredibile a dirsi, la cosa non gli ha impedito di pensare anche ad altri…evidentemente si può…a proposito Signora cara, lei quanto ha dato ai terremotati?”

Silenzio, morte celebrale, sospetto non da ora.