IO FABRIZIO DE ANDRE’ LO CONOSCEVO BENE

DI ELISABETTA VILLAGGIO

Quando ero piccola e abitavo a Genova la sera per farmi addormentare mia madre mi raccontava la storia di Marinella anziché le normali favole. Fabrizio era più che un amico di mio padre e allora stava da noi spessissimo soprattutto la sera e io sentivo dal mio letto lui che suonava e cantava nel salotto di casa nostra. I suoi genitori e quelli di mio padre si conoscevano e facevano le vacanze insieme. Ricordo che mio padre, che era un po’ più grande di Fabrizio, raccontava che era un bambino strano, maleducato, diceva un sacco di parolacce. Loro due figli della borghesia genovese, anche se i loro genitori non erano liguri ma si erano trasferiti lì per lavoro all’inizio degli anni ‘30, da giovani si erano ritrovati. Due spiriti liberi non omologati ai ragazzi di quella classe sociale un po’ rigida, mio padre e Fabrizio erano legatissimi e insieme cominciavano a muoversi in quel mondo che cercavano di costruire a loro piacimento. Timidissimi entrambi ma determinati si esibivano insieme nei cabaret locali, alla Baistrocchi, una compagnia teatrale genovese, fino a lavorare sulle navi. La loro è stata un’amicizia importante e collaborativa. Insieme hanno composto Carlo Martello e insieme io ricordo di averli sentiti ridere e scherzare quando non avrei voluto addormentarmi ma avrei preferito rimanere alzata con loro o anche soltanto spiarli da dietro una porta. Una volta è venuto a trovarci a Roma dove è rimasto a dormire a casa nostra. Allora io andavo alle medie e avevo creato, con due mie amiche, un giornalino. Quindi lo intervistai, credo che fu la prima intervista della mia vita. Lui disse che la sua canzone preferita, nel senso da lui composta, era La guerra di Piero un inno meraviglioso contro la guerra. Fabrizio era una persona affettuosa nonostante avesse un’aria leggermente burbera ma credo dovuta alla timidezza. Era allegro, spontaneo, diretto. Sono felice che in tutti questi anni nessuno si sia dimenticato di lui ma anzi il suo ricordo è fortissimo e non sembra che siano passati ben vent’anni dalla sua morte.