ITALIA 2019. UNA PICCOLA STORIA DI ORDINARIA PREPOTENZA

DI EMILIANO RUBBI

Vi racconto una storia, una piccola storia di ordinaria prepotenza, perché credo che sia abbastanza esemplificativa di come sia diventata l’Italia al tempo di Salvini.

Un amico, un ragazzo nigeriano titolare di permesso di soggiorno rilasciato per motivi umanitari, ha già svolto diversi lavori, nei mesi scorsi, ed è in procinto di doverne svolgere altri.

Per farsi pagare, ovviamente, ha bisogno di qualcosa che sia tracciabile, perché il suo permesso di soggiorno non potrà essere rinnovato (come sapete, Salvini ha eliminato la protezione umanitaria), quindi l’unico modo che ha per non essere cacciato è convertirlo in un permesso di lavoro.
Perciò ha l’assoluta necessità di guadagnare, ovviamente in regola.

Ragione per cui ha deciso di procurarsi una postepay.
Ma non può farlo senza un documento.
Quindi ha avviato le procedure per richiedere la carta d’identità.
Gli hanno dato appuntamento dopo tre mesi.

Scaduto il terzo mese, il mio amico si è presentato al municipio che gli avrebbe dovuto consegnare il documento.
Una volta allo sportello, gli hanno comunicato che non possono più dargliene uno, visto che Salvini ha eliminato la protezione umanitaria.

E la cosa non è vera.
Quello che hanno fatto è illegale.
Lui ha tutti i diritti di farsi dare una carta d’identità, essendo, attualmente, perfettamente in regola.

Per cui, adesso, andremo lì assieme a lui con i documenti in mano e, se non gli consegnano subito la cazzo di carta d’identità, giuro che ci torno con dieci avvocati e gli facciamo una causa che li mandiamo tutti a vendere le caldarroste.

Ma lui ha degli amici italiani.
La maggior parte degli immigrati regolari, in una situazione del genere, semplicemente, desiste.
Perché non conoscono i propri diritti (a malapena li conosciamo noi, avere a che fare con la pubblica amministrazione è un inferno per tutti), perché non parlano bene la lingua, perché non hanno modo di opporsi.

In una situazione del genere, un immigrato che vuole un documento per poter lavorare in regola, viene consegnato all’illegalità, al lavoro nero e, in futuro, al mancato permesso di lavoro.

Così si crea un “clandestino”: passando sopra i diritti delle persone, approfittando del fatto che neanche sanno di averne.

Se abitate in zona portuense, a Roma, e nei prossimi giorni vi capiterà di sentire uno che urla e insulta nei modi peggiori possibili un impiegato comunale, sappiate che quello sono io.

Italia, 2019.