REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: I VESCOVI NON CREDONO AL VERDETTO DELLE URNE

DI GIULIO ALBANESE

Le notizie che arrivano in queste ore dalla Repubblica Democratica del Congo non sono affatto consolanti. Il verdetto delle urne assegna la vittoria a Félix Tshisekedi, 55 anni, membro dell’Assemblea nazionale congolese, che avrebbe ottenuto il 38,5% dei suffragi, mentre l’uomo d’affari Martin Fayulu, candidato della coalizione Lamuka (Svegliatevi), si sarebbe classificato secondo con quasi il 35% dei voti. Solo terzo il “delfino” del presidente Joseph Kabila, l’ex ministro dell’Interno Emmanuel Ramazani Shadary, che avrebbe raggiunto solo il 24 % dei suffragi. Fayulu ha però rifiutato la versione ufficiale della Commissione elettorale indipendente dichiarando che nel Paese si è consumato un “golpe elettorale”.

Da rilevare che durante la consultazione, svoltasi domenica 30 dicembre, hanno vigilato sulle operazioni di voto oltre 40mila osservatori elettorali della Conferenza episcopale congolese, istituzione che gode di grande credibilità nel Paese. E proprio i Vescovi hanno fatto sapere oggi che i risultati annunciati dalla Commissione elettorale nazionale non corrispondono con quelli conteggiati dai suoi osservatori, senza però precisare quale dei candidati in lizza risulterebbe vincitore. D’altronde anche il Coordinamento dei laici cattolici aveva denunciato da giorni gravi e diffuse irregolarità nel voto.

Il popolo congolese attendeva dalla fine del 2016 di poter votare, una data rinviata più volte a causa della prepotenza di Kabila, al potere dal giorno dell’omicidio di suo padre (putativo e non di sangue stando a fonti ben informate della società civile congolese) Laurent-Désiré, nel gennaio del 2001. Crogiuolo di popoli con straordinarie culture ancestrali – quasi 82 milioni gli abitanti divisi in trecento principali etnie – la Repubblica democratica del Congo è attraversata da immense foreste equatoriali con una vegetazione spontanea che si manifesta, a quelle latitudini, nelle forme più esuberanti, costituendo il più ricco emporio di piante esotiche, tra cui primeggiano i palmizi e i legni più pregiati, quali l’ebano e il mogano. Per non parlare dei suoi grandi fiumi o degli struggenti tramonti che rendono questo vastissimo territorio un concentrato di bellezze paesaggistiche.

Fonti della società civile contattate in queste ore a Kinshasa, che chiedono l’anonimato, ritengono che dietro le quinte vi sia un’alleanza tra Tshisekedi e Kabila, con l’intento di salvaguardare le relazioni con gli investitori internazionali per quanto riguarda il business delle materie prime. La Repubblica Democratica del Congo possiede – è bene rammentarlo – la metà della riserva mondiale di cobalto utilizzata per le fibre ottiche, ma anche per alimentare le batterie al litio delle auto elettriche e consentire la produzione di armamenti, ed è il quarto produttore a livello planetario di diamanti, con immense riserve di uranio, oro, coltan (detto anche rutilio), rame e petrolio. Si tratta delle risorse che fanno di questo Paese “uno scandalo geologico” e che sono state al centro delle guerre che dal 1996 al 2003 (con penosi strascichi fino ai giorni nostri) hanno insanguinato l’ex Zaire, provocando quattro, se non addirittura cinque/sei milioni di morti. Da rilevare che la Commissione elettorale indipendente aveva acquistato dalla Corea del Sud ben 106mila macchinari per il voto elettronico. Purtroppo, a seguito di un incendio, certamente doloso, nel deposito dove erano stati sistemati al loro arrivo i macchinari, più della metà è rimasto danneggiato, causando il rinvio delle elezioni dal 23 al 30 dicembre. Secondo la Commissione elettorale, Félix Tshisekedi avrebbe ottenuto 7.051.013 voti validi contro i 6.366.732 voti di Martin Fayulu.