50 ANNI DAL PRIMO ALBUM DEI LED ZEPPELIN: QUANDO LA CRITICA PRENDE UN GRANCHIO

DI CHIARA GUZZONATO

A conferma che a volte la categoria dei critici (in tutti i campi) non rispecchia affatto i gusti del pubblico, ecco un estratto dall’articolo del 15 marzo 1969 pubblicato dalla rivista Rolling Stone e scritto da John Mendelsohn:

Jimmy Page, attorno al quale ruotano gli Zeppelin, è, obiettivamente, uno straordinario chitarrista blues (…). Sfortunatamente, è anche un produttore molto limitato e uno scrittore di canzoni deboli e prive di fantasia, e l’album soffre del fatto che lui l’ha sia prodotto, sia scritto la maggior parte (da solo o insieme agli altri componenti del gruppo).

“Babe I’m Gonna Leave You” (…) è molto noiosa in alcuni punti (specialmente nelle parti cantate), molto ridondante, e sicuramente non meritevole dei sei minuti e mezzo che gli Zeppelin le dedicano.

Desiderando sprecare il loro considerevole talento con materiale indegno, gli Zeppelin hanno prodotto un album che è tristemente un ricordo di Truth (The Jeff Beck Group, ndr).

Ebbene sì, stava parlando dei Led Zeppelin e del loro album di esordio con il quale hanno vinto il disco d’oro quattro mesi dopo questa recensione. Era il 12 gennaio, e i Led Zeppelin, band innovatrice del rock e pioniera dell’hard rock, debuttava con il primo album, non molto apprezzato dalla critica. Ma d’altronde i casi di “granchi” storici sono molti: dalla scrittura (J.K. Rowling dovette bussare a molte porte prima di riuscire a pubblicare il suo “Harry Potter”), alla musica (storico il no della EMI a Bohemian Rhapsody dei Queen, “nessuno la passerà mai in radio, è troppo lunga e senza senso”), al cinema (Walt Disney venne licenziato dal giornale dove lavorava come fumettista: “Mancanza di immaginazione e senza buone idee”).

Ma i Led Zeppelin dopo quella stroncatura ne fecero eccome di strada. Producevano canzoni lunghissime, vennero accusati più volte di plagio, anche per la famosissima Stairway to heaven (otto minuti, forse Ray Foster della EMI non era documentato su questa storia), quasi un inno della band, che uscì pulita dalle accuse. Dopo circa un decennio di successi, la band ebbe una battuta d’arresto con la morte nel 1980 del batterista John Bonham, deceduto dopo una serata di follia alcolica. Il gruppo si sciolse: “Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere – in piena armonia tra noi ed il nostro manager – che non possiamo più continuare come eravamo”. All’inizio degli anni 2000 si mosse qualcosa, che portò nel 2007 all’uscita di una raccolta, Mothership, con tracks scelte dai tre superstiti. Nel 2008 la band entrò nel Guinness dei primati: il loro concerto all’O2 Arena di Londra del novembre 2007 aveva fatto collassare il web per le richieste pervenute. Ricevettero dunque il riconoscimento per la Maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo.