SE LA MAGNA GRECIA DISOBBEDISCE. LA BELLA STORIA DI TORRE MELISSA

DI MARINA NERI

 

 

Silenziosa la barca a vela si avvicina alla costa.

Com’è difficile fare tacere la gente a bordo.

Quel bimbo piccolo piange. Ribelle urla il suo disappunto al mondo intero.

Quel mondo che non vuole ascoltare e che in quell’alba non deve ascoltare.

La vela costeggia Torre Melissa(KR).

La spiaggia, stupenda in un’alba d’inverno, confonde in un unico orizzonte acqua e cielo.

Stringe la donna quell’esserino al petto, tanto fragile da urlare, tanto forte da avere attraversato peripezie,pericoli e pregiudizi pur di vivere libero.

Lui e’ curdo. La sua terra ambita, divisa, fagocitata dalle potenze che prevaricano e immiseriscono.

Il mare d’inverno, furioso nella sua stagione dell’ira ad assecondare quella del mondo,non risparmia la barca.

Attorno alle quattro del mattino di due giorni fa, l’imbarcazione si incaglia a pochi metri dalla spiaggia.

Il terrore si impadronisce dei 51 migranti di etnia curda intrappolati a bordo, terrorizzati dalla violenza delle onde. Un popolo che vive sui monti e non conosce il mare coi suoi marosi ruggenti.

Chissa’ chi dalla spiaggia, si accorge della vela che si sta pericolosamente inclinando su un lato. Le urla disperate di aiuto svegliano un paese. Pochi minuti concitati per comprendere il dramma che si sta consumando davanti alla battigia.

E la Magna Grecia torna a risplendere.

L’antico dna di terra d’accoglienza, crogiolo di civilta’, non abbandona i suoi figli moderni che con slancio non pensano all’inverno, all’aria gelida, o ci pensano al punto tale da sapere che chiunque stia urlando su quella barca, non puo’resistere a lungo alla furia delle onde e agli artigli del freddo.

Un paese intero risponde all’unisono all’unico richiamo: quello del soccorso, quello del codice non scritto dentro il cuore della gente di mare.

Con in testa il sindaco, non hanno esitato un momento a riversarsi sulla spiaggia e ad intervenire ancor prima dell’arrivo dei soccorsi.

Nessuno si e’ tirato indietro, i cittadini
non hanno esitato un istante a mettersi in mare anche con il barchino di un hotel pur di raggiungere i migranti e portarli in salvo a riva, nell’attesa dei soccorsi.

I soccorsi, con intervento coordinato di Carabinieri e Sezione Operativa guardia di finanza Navale di Crotone giunti tempestivamente, hanno tratto in salvo i migranti.

Quell’ esserino indifeso fra le braccia della madre urlava come un ossesso.

Non era riuscito a venire fuori dall’imbarcazione incagliata che imbarcava acqua rischiando di sommergere le loro vite e i loro sogni.

Non ci pensano su i due finanzieri sulla spiaggia a prestare soccorso, nell’udire quelle grida.

Tolte le scarpe e via fra le onde.

Non si puo’ tergiversare.

La vita non aspetta i tempi degli ordini.

Minuti interminabili.

Acque gelide e freddo che penetra dentro le divise in nome delle quali sono li’ a offrire aiuto. Freddo gelido che intorpidisce le mani.

Ma le menti no. Quelle, assieme al cuore sono vigili, pronte, desiderose solo di strappare quei vagiti al mare che pare in quell’ alba rivendicare tributi.

Esultano i due uomini con il bimbo saldamente fra le braccia. Esulta la madre ed esulta quella gente col fiato sospeso sulla spiaggia.

Chissa’ perché notizie come questa, non trovano la ribalta che meritano.

Eppure gli ingredienti c’erano tutti:
un paese calabrese che accorre unito per prestare soccorso e non per essere additato come terra di ‘ndrina;
un sindaco che,intervistato, piange facendo un bellissimo paragone fra quella gente e i suoi figli;
due uomini che indossando una divisa non danno un colore a un vagito.

Ci sono tutti gli ingredienti per dare risalto alla notizia, per infondere speranza nella gente, per far comprendere che il senso di fratellanza non e’morto.

Eppure e’ piu’ comodo, sicuramente di moda, pubblicizzare italiani che mangiano pane e nutella mentre si fanno i selfie.