CARO PEPPINO DI CAPRI, RICORDATI CHE I NAPOLETANI SONO MIGRANTI PER ECCELLENZA

DI VINCENZO PALIOTTI

Caro Peppino di Capri,
dire che un mito è crollato non è retorica, è purtroppo realtà. Non avrei mai creduto che un artista che ha portato Napoli nel mondo potesse poi rinnegare una delle peculiarità principe di questo popolo, quella di essere migrante per eccellenza. Chi per esperienza diretta, come me, chi perché nella loro parentela ha qualcuno che ha lasciato Napoli a bordo di quei bastimenti che “partono pe’ terre assaje luntane”, come tu hai cantato tante volte con grande partecipazione, non può certo comprendere poi il senso di questa tua “presa di posizione” compiacendo un ministro degli interni che oltre a combattere il fenomeno immigrazione ha sempre avuto parole di disprezzo e di odio per Napoli e per i Napoletani ricorrendo anche ad insulti volgari e beceri, proprio quella Napoli che è sempre presente nel tuo repertorio e che tu hai illustrato con successo. Da “Voce ‘e notte” a “Io te vurria vasà”, da “Luna caprese” a “Champagne”, quanto amore e quanta poesia. E quanti amori hai fatto nascere con questi brani pieni di Napoli e di amore, due cose che nulla hanno in comune con quella parte che hai scelto di condividere. Peccato dover constatare quanto poco tu abbia assimilato da tutto questo, da una città che tutto ti ha dato, dai tanti autori e poeti Napoletani ai quali devi il tuo successo. Non rinnegherò le serate con la tua musica vicino al mio amore, ma sarà inevitabile guardare i tuoi dischi con la delusione triste di essermi sbagliato sul tuo conto.