CON LA MACEDONIA LA GRECIA È ALLA FRUTTA

DI PIERLUIGI PENNATI

In Grecia il governo vacilla per la Macedonia. Il Ministro della difesa Panos Kammenos si è dimesso perché contrario al nuovo nome scelto per il paese ai suoi confini a Nord dopo che, a seguito della separazione dalla scomparsa Jugoslavia, decise di chiamarsi Repubblica di Macedonia suscitando da subito le ire dei greci.

La Grecia ha rivendicato fin dal principio la proprietà della dominazione di Alessandro Magno, un eroe della storia greca, sul territorio, facendo pressione sul Parlamento macedone che dopo molte discussioni ne aveva comunque votato il nome in “Repubblica della Macedonia Settentrionale”, con un compromesso ritenuto accettabile da Tsipras.

Il nome Macedonia, però, è ritenuto di esclusiva appartenenza alla Grecia da Panos Kammenos, capo di Anel, i greci indipendenti, che ritirando i suoi dal governo lo ha mandato teoricamente in minoranza, da qui la richiesta immediata di Alexis Tspiras di procedere “immediatamente” ad un voto di fiducia dopo le dimissioni di Kammenos.

La disputa sul nome del Paese balcanico dura da trentanni, fin dalla separazione seguita alla scomparsa Jugoslavia ed adesso rischia di far vacillare la Grecia e di cambiare le sorti di quell’area geografica.

Se Tsipras non otterrà la fiducia sarà necessaria la formazione di una maggioranza alternativa, un governo di minoranza o l’anticipo delle elezioni politiche previste comunque per ottobre di quest’anno.

Con il Kammenos si sono dimessi anche gli altri ministri dei Greci Indipendenti, anche se il partito è diviso sul da farsi e potrebbero esserci ancora delle sorprese.

Il voto di fiducia è previsto per domani o dopodomani al massimo e se la crisi economica non aveva ancora provocato incrinature nella compagine del governo greco, con la disputa sul nome della Macedonia sembra essere arrivato alla frutta.