DAI GILET GIALLI UN “RIEN N’EST FAIT” IN RISPOSTA AI 5 STELLE

DI ALBERTO EVANGELISTI

Parte in salita il tentativo di endorsement dei gilet gialli da parte del Movimento 5 Stelle: dopo il rifiuto già espresso da Jacline Mouraud, una delle leader dell’ala moderata del movimento di protesta francese, arriva ora anche il rifiuto della mano tesa dal vice premier da parte di Eric Drouet.

Il portavoce dei gilet gialli ha infatti, in una diretta social, risposto ai mugugni che da gran parte della base movimentista stavano arrivando sull’ipotesi di alleanza con il M5S, esplicitando di essere apolitici: “Abbiamo cominciato da soli e finiamo da soli”, motivo per cui rifiuta l’offerta di aiuto lanciata da Di Maio.

In molti davano per scontato il rifiuto da parte del movimento francese all’alleanza proposta dai 5 Stelle: era tutt’altro che evidente infatti la convenienza che un movimento neonato ed in piena ascesa nel proprio paese avrebbe avuto da un apparentamento con quello che, nei fatti, è un partito in crisi di consensi, che governa assieme ad un alleato definito in passato dallo stesso Drouet alla stregua di Mussolini, appiattendosi in gran parte delle politiche di governo su posizioni squisitamente di destra.

Né del resto la mera possibilità di appoggiarsi sulla piattaforma Rousseau al fine di strutture il movimento valeva certo il rischio di spaccare il movimento, diminuendo così la spinta della protesta che ormai da settimane va avanti in Francia.

Rimane in ogni caso per Di Maio e i 5 Stelle l’incontro già fissato a Roma con esponenti del “Parti de la Démondialisation”, piccolo partito che appoggia la protesta dei gilet gialli sperando di cavalcarne l’onda.

Se sotto il punto di vista delle alleanze strategiche in chiave di elezioni europee l’appello di Di Maio non ha ancora portato i frutti sperati, ben più significative sono stare le reazioni in chiave diplomatica e dei rapporti Italia Francia.

Sono infatti sempre più seccate le reazioni degli esponenti di governo d’oltralpe nei confronti italiani: Marlène Schiappa, ministra per la Parità richiede infatti di conoscere le identità dei finanziatori del movimento di protesta, insinuando il sospetto che dietro l’ala radicale violenta ci sia anche qualche “potenza straniera”, non escludendo peraltro fra queste la stessa Italia “viste le recenti posizioni dei governanti italiani”.