LA PARABOLA DEL M5S

DI EMILIANO RUBBI

 

Secondo me, la parabola del M5S la possiamo descrivere più o meno così:

All’inizio, prima del marzo 2018, il reddito di cittadinanza era una cosa semplicissima da fare: bastava tagliare gli sprechi della pubblica amministrazione, gli stipendi dei parlamentari, tagliare le partecipate et voilà, I FONDI CI SONO.

Il modello era la Finlandia.
Se ce l’hanno fatta loro, figuriamoci se non ce la possiamo fare noi.
E non si capiva bene a chi sarebbe andato questo reddito, ma la maggior parte dei grillini, quando venivano intervistati, lasciavano intendere che sarebbe stata una cosa valida un po’ per tutti, almeno per tutti quelli con un reddito basso.

Poi, il M5S vinse le elezioni.
E si scoprì che i famosi soldi “che ci sono”, in realtà, non c’erano.
E pure che i famosi “tagli” non erano così semplici da fare, oltre ad essere largamente insufficienti a garantire i fondi per il RDC.
Quindi si decise di fare lo stesso il reddito di cittadinanza, ma a debito.
Cioè usando soldi che non avevamo, chiedendoli in prestito.

Nel frattempo, la Finlandia, il modello grillino, cancellava il reddito di cittadinanza, ritenendolo insostenibile.

D’un tratto, il RDC divenne tipo una “social card”: “si, puoi usare quei soldi, ma non per farci quello che vuoi tu, solo per i generi di prima necessità e per l’affitto” – “sì, li puoi spendere, ma solo nei negozi che ti indichiamo noi e per comprare quello che diciamo noi”.
E, soprattutto, divenne vincolato a una serie di norme specifiche, ma talmente specifiche da renderlo disponibile per pochissimi: puoi accedere al RDC se sei disoccupato, non vivi con i tuoi, quelli che vivono con te non hanno reddito, non hai una casa di proprietà, se rifiuti più di 3 lavori che ti offriamo lo perdi, se rifiuti un impiego dopo 12 mesi che non lavori lo perdi e via dicendo.

In pratica, per accedere al reddito di cittadinanza devi essere un completo indigente che, chissà come, fino a oggi pagava regolarmente un affitto.

E omettono di dire che, anche così, i fondi per mantenerlo operativo bastano a malapena per un anno.

Ieri, il Comune di Roma, Virginia Raggi, ci ha fatto sapere che il milione e mezzo di euro circa che, ogni anno, viene raccolto in monetine gettate nella Fontana di Trevi, non verrà più consegnato alla Caritas (i poveri, i senzatetto, il cibo per i bisognosi, quella Caritas lì).
Quelle monetine saranno spese per la manutenzione dei monumenti e per alcuni non meglio specificati “progetti sociali”.

Non ci sono i soldi, sennò.

A riveder le stelle.