SIAMO I NUMERI UNO. LA VERA STORIA DELLA LAMPADINA

Fabio Di Nicola

DI FABIO DI NICOLA

Italia, patria dell’illuminazione Dal sogno di produrre il diamante artificiale alla prima vera, performante lampadina elettrica. La storia non di Thomas Edison ma di Alessandro Cruto, genio dimenticato. E la storia dei primati italiani continua con la lampadina del futuro Inseguire un sogno, quello di creare i diamanti artificiali, e ritrovarsi poi tra le mani una lampadina. Non è una favola ma una storia vera, scritta da Alessandro Cruto, il primo vero creatore della lampadina. Eppure i libri di scuola ci raccontano un’altra storia, quella dell’americano Thomas Edison, che per primo creò e depositò il brevetto della lampadina a incandescenza nell’ottobre del 1879. Ma quella di Edison fu un’invenzione assai poco performante, infatti la durata media di vita della sua lampadina era di circa 40 ore. Inoltre, prima di poterla perfezionare e farla diventare un prodotto commerciabile dovettero passare ben otto anni. Ci riuscì grazie anche alle sue doti manageriali e alla grande disponibilità economica. La storia però prende strade contorte, a volte in modo capriccioso, togliendo prima i meriti ai protagonisti veri e poi, magari dopo, restituendo il maltolto.

E’ il caso di Alessandro Cruto, il geniale piemontese che, come dicevamo, realizzò la prima vera lampadina. Fu presentata nel marzo del 1880, cinque mesi dopo Edison, ma la qualità tra le due invenzioni è abissale. La lampadina di Edison era dotata di un filamento in fibra di bambù carbonizzata, non adatta all’uso industriale a causa della scarsa durata del sistema: non più di quaranta ore, come abbiamo già detto. Il capolavoro di Cruto fu quello di trasformare un’ossessione, come quella di produrre il diamante artificiale (che sarebbe stato realizzato solo nel 1953), in una innovazione assoluta nel campo dell’illuminazione. Bisogna ringraziare un altro grande scienziato italiano, Galileo Ferraris, che tenne una conferenza sull’illuminazione elettrica, il 24 maggio 1879. Cruto presenziò a quella conferenza e proprio lì gli venne l’idea di utilizzare i risultati raggiunti negli studi sui diamanti per realizzare una lampadina elettrica funzionante. Due anni prima aveva già creato un filamento cavo in carbonio, che divenne in seguito il protagonista dei suoi esperimenti. Il prof. Naccari, dell’Università di Torino, gli mise a disposizione il laboratorio dell’ateneo per poter proseguire i suoi studi. Qui Cruto mise a punto la prima lampadina elettrica stabile e durevole. Dopo alcuni perfezionamenti riuscì a produrre una lampadina già pronta per essere replicata in larga scala, della durata di 500 ore.

Pensate che Edison riuscì a produrre e commercializzare lampadine con le stesse caratteristiche solo sei anni dopo. Già nel 1882 a Piossasco, il paese natale di Cruto, nacque una prima officina produttiva, dalla quale uscirono le prime lampadine che illuminarono il paese. Nel 1884, durante l’EXPO di Torino, per la prima volta al mondo le lampadine di Cruto illuminarono gran parte della sale (e quelle di Edison erano ancora di la da venire). E non è finita: nel 1885 una parte della ricca borghesia torinese finanzia un progetto per realizzare una fabbrica ad Alpignano, dove Cruto produsse lampadine ancora più performanti, esportate in ogni parte del mondo, compresi gli Stati Uniti, patria di Edison. Per realizzare prodotti sempre più di qualità il genio piemontese arrivò a reclutare i soffiatori di Murano, per creare bulbi di vetro purissimo, e brevettò anche un tipo di filamento rimovibile, che consentiva di cambiare solo la parte consumabile e lasciare intatta la lampadina divenuta un oggetto di design. Una storia straordinaria quella della lampadina, che vede ancora una volta l’Italia protagonista. Ma questo è il passato. L’Italia però non è rimasta al passato, ma si muove agilmente anche verso il futuro. Un futuro nel quale la parola chiave sarà grafene.

Il grafene è un materiale di nuova concezione, frutto della nanotecnologia, leggero, flessibile e soprattutto resistente alle alte temperature. In tutto il mondo si sta studiando la possibilità di poter produrre in futuro monitor ultradefiniti, strade di fibre ottiche ultraveloci e lampadine illuminate da micropunti infinitesimali di grafene della grandezza di un atomo. Lampadine quindi all’apparenza vuote, senza alcun tipo di filamento, led o qualsivoglia chip. Lampadine infinitamente più luminose e dal consumo prossimo allo zero. In questo scenario da fantascienza l’Italia è al primo posto, con i suoi Graphene Labs, dell’Istituto Italiano di tecnologia di Genova. I laboratori, diretti da Vittorio Pellegrini, sono un’eccellenza mondiale, tra i primi ad essere costituiti per lo studio di questo materiale. Un luogo da numeri uno, come spesso, anche se lo dimentichiamo, dimostriamo di essere.