RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE! MAPPA DELLA ‘DISOBBEDIENZA’ DEI COMUNI ITALIANI

DI GABRIELLA CANOVA

 

Sono più di 100 i Comuni “resistenti” al ddl 840/2018 su Immigrazione e Sicurezza approvato il 27 novembre alla Camera. Potete vederne la mappa dinamica qui.

E’ stata realizzata da Cristina Del Biaggio, docente e ricercatrice italo-svizzera che lavora all’Istituto di Urbanismo e geografia all’Università di Grenoble, e dimostra – anche solo dopo un’occhiata veloce – quanto la protesta contro il decreto sia trasversale: dalle Alpi alle Piramidi, come diceva il poeta.

Dal Comune di Palermo (si veda anche la lettera del Sindaco Leoluca Orlando) a quello di Firenze per non parlare delle decine di piccoli Comuni sparsi in tutto il territorio nazionale.

Come afferma Del Biaggio: “Ogni realtà fa da sé ma si fa forte del fatto che non è solo”.

Verissimo, soprattutto per il fatto che nelle tv o nei giornali mainstream non si parla molto di questa protesta pacifica; la notizia si diffonde e si aggiorna soprattutto in quella che ai mei tempi si chiamava “controinformazione”.

Per conoscere il ddl sicurezza nei punti più controversi consigliamo la lettura della chiara sintesi pubblicata su Internazionale. Tra le norme più contestate viene segnalata quella che vieta ai richiedenti asilo di essere iscritti nei registri anagrafici, quindi di avere residenza e carta d’identità. Questa norma sarebbe in piena violazione dell’articolo 26 della convenzione di Ginevra: non avere la residenza e i documenti significa anche non avere accesso alle cure e ai servizi sociali.

E poi: l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, l’allungamento fino a 180 giorni (da 90) del trattenimento degli stranieri nei Centri di Permanenza per il rimpatrio, il trattenimento fino a 30 giorni negli hotspot ai valichi di frontiera e nelle strutture di prima accoglienza per accertare l’identità del richiedente asilo, sono solo alcuni articoli di un decreto legge che sembra uscire dai peggiori incubi di un democratico.

E non basta: se dopo 30 giorni negli hotspot l’identità della persona non è stata accertata sarà trattenuta nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio per 180 giorni. Quindi, se la matematica non è un’opinione, un richiedente asilo può essere trattenuto per 210 giorni senza alcuna colpa. “Queste misure si applicheranno anche ai minori che fanno parte di un nucleo familiare”, fa notare il Consiglio italiano per i rifugiati.

Ecco, appunto.

Scrive Enrico Pusceddu, sindaco di Samassi (SU), un comune che aderisce alla rete Recosol (Rete Comuni Solidali): “Se una Legge dello Stato nell’applicazione di alcuni suoi articoli contrasta con i principi prioritari e fondamentali della Costituzione è nostro dovere intervenire attuando tutte le disposizioni che consentano alle persone presenti nel nostro territorio di non veder mai violati i propri diritti.”

E in fondo non era lo stesso Salvini che affermava a proposito della legge sulle unioni civili  che “La disobbedienza alle leggi sbagliate è una virtù”?

E allora obbediamo nel disobbedire.

Resistere, resistere, resistere! Mappa della “disobbedienza” dei Comuni italiani