IL CASO BATTISTI E LA POSIZIONE DELLA FRANCIA

DI MASSIMO NAVA

“Carla Bruni smentisce di essere intervenuta presso Lula a favore di Cesare Battisti. Non sappiamo se sia una bugiarda, come sostiene Bruno Berardi, il figlio del maresciallo ucciso a Torino dalle Bierre nel 1978, o se davvero non ci furono né una telefonata né una qualche forma di pressione sull’ex presidente brasiliano. Ciò che però Carla Bruni non può smentire è il clima politico e culturale che anche lei ha consapevolmente contribuito a costruire attorno alla vicenda. Un clima di malintese solidarietà nei confronti di ex terroristi riparati in Francia e di giudizi superficiali e strabici sulla recente storia italiana, tendenti a considerare gli “anni di piombo” una vicenda eroica e la resistenza democratica della Stato italiano una sorta di svolta reazionaria e liberticida.

I promotori di questo clima sono stati una cerchia di intellettuali e scrittori (Bernard Henri Levy, Daniel Pennac, Fred Vargas, Philippe Solliers), con una grande capacità d’influenza in vari ambienti della società francese : giornali, case editrici, partiti, fino all’Eliseo, probabilmente grazie anche a una loro simpatizzante, la first lady appunto. Di conseguenza, la solidarietà della Francia a Battisti non è da considerarsi soltanto una pur discutibile presa di posizione di qualche penna che in passato si è spesa per cause ben più gloriose e rispettabili,  ma è appunto il portato di sensibilità più larghe e numerose che si sono fatte sentire da anni, peraltro quasi senza contraddittorio.

Basti ricordare, ad esempio, che il sindaco di Parigi, il socialista Bertrand Delanoe, disse di considerare Cesare Battisti “sotto la protezione” della municipalità. Non si sa bene se intendesse offrire all’ex terrorista un salvacondotto sotto la torre Eiffel, ma il messaggio per l’opinione pubblica fu emotivamente significativo. L’ex segretario socialista François Hollande, oggi fra i papabili per la corsa all’Eliseo, andò a trovare Battisti in carcere e non prese alcuna distanza quando Battisti salutò la folla con il pugno chiuso. Gli ex ministri della giustizia Badinder e Guigou, entrambi a suo tempo molto vicini a Mitterrand, si pronunciarono contro la sentenza di estradizione, sostenendo l’interpretazione “allargata” della cosiddetta “dottrina Mitterrand”, ovvero la possibilità offerta ad ex terroristi di trovare rifiugio in Francia. Molti esponenti socialisti, comunisti e verdi hanno sostenuto la tesi della “parola data”, cioè che la Francia non potesse venir meno a un “impegno” preso da un presidente della Repubblica, salvo evitare di approfondire in che cosa consistesse quell’impegno generico e quanto dovesse essere effettivamente ristretto a persone che non si fossero macchiati di fatti di sangue.

A suo tempo, la destra, dal presidente Chirac al premier Raffarin, s’impegnò a mettere in soffitta la dottrina Mitterrand e avviò le pratiche per l’estradizione di alcuni terroristi, fra i quali appunto Battisti. Ma il clima intellettuale francese ha insinuato anche a destra tentennamenti, dubbi e ambiguità, cui ha contribuito indirettamente la posizione dell’Italia: assoluta nel reclamare Battisti, più morbida e distratta nei confronti di altri rifugiati e indignata a singhiozzo, come nel caso della mancata estradizione di Marina Petrella per motivi umanitari. Proprio il caso Petrella ha aperto la crepa più profonda nell’atteggiamento della destra francese, essendo che a favore della ex brigatista si attivarono appunto Carla Bruni e sua sorella, Valeria Bruni Tedeschi, fino a convincere il presidente Sarkozy a non concedere l’estradizione. Un gesto che può essere considerato anche un insulto al sistema sanitario italiano : per Parigi, “inadeguato” a curare la Petrella?

Val la pena di ricordare infine le circostanze della fuga di Battisti dalla Francia al Brasile. Non ci sono certezze, ma è difficile credere che un supersorvegliato, raggiunto da una sentenza di estradizione, reclamato da un Paese amico come l’Italia, abbia potuto allontanarsi da Parigi, dileguandosi nella metropolitana, senza che una delle più organizzate ed efficaci polizie del mondo se ne accorgesse.

Per quanto quanto spiacevole dal punto di vista italiano, la decisione di Lula ha almeno il merito di essere stata presa a viso aperto, secondo una valutazione coerente. La Francia, con i suoi atteggiamenti, l’ha indirettamente favorita, salvo non assumersene alcuna responsabilità”.

Questo articolo è stato pubblicato per il Corriere della Sera nel 2011